“vicini” e “lontani”

In che cosa consiste “la sostanza” del messaggio di Gesù? E’ questa una domanda che sempre più frequentemente e in maniera assillante mi pongo. Me la pongo non tanto per curiosità, o per avere una indicazione sicura che valga per me, perché a questo proposito mi pare di avere idee molto chiare e da molto tempo, ma perché non faccio altro che constatare che nella nostra Chiesa ci sono comportamenti che indicano direzioni diverse e talvolta perfino contrapposte.

A questo riguardo Gesù, già duemila anni fa, è intervenuto in maniera chiara ed autorevole quando disse: «Ama Dio con tutte le tue risorse ed ama il prossimo tuo come te stesso». Non credo però che questo sia stato ancora capito bene, benché siano passati duemila anni di storia cristiana.

Quest’anno, per la domenica delle palme ho trovato per la copertina de “L’incontro” una fotografia di frati e di fedeli che si avviano in processione con delle grandi palme verso il santuario di Padre Pio. Quando ho scelto quella foto non ho potuto fare a meno di chiedermi: “Rispondono meglio al richiamo di Cristo questi fedeli che adempiono a questo rito di pace o i radicali che digiunano e protestano a non finire sulle piazze per impedire che il governo spenda un sacco di soldi per comperare i cacciabombardieri ultima versione? Io confesso che sono più vicino ai radicali!

Ho sentito un tempo un prete che affermava con sicurezza: «I veri cristiani si contano alla balaustra quando fanno la comunione!», ma io credo che siano tali quelli che operano fattivamente per i poveri, si schierano per le classi meno abbienti, appoggiano le richieste dei diversamente abili. Sono arrivato alla conclusione che ogni rito cristiano diventa accettabile e valido solamente nella misura in cui è efficace a far dei cristiani solidali, che amano concretamente, e non con escamotages soprannaturali, il prossimo. Sono arrivato a concludere che non ho più dubbi sul fatto che Gesù è venuto a dirci soprattutto che “il Padre” vuole che ci vogliamo bene, che ci aiutiamo reciprocamente, che ci facciamo carico dei fratelli più fragili e più bisognosi d’aiuto.

Confesso che io, che faccio il prete da più di mezzo secolo, diffido alquanto di quella “Chiesa” preoccupata principalmente dei riti, delle cerimonie, delle novene e delle coroncine, o peggio ancora preoccupata di “consolare Gesù”. Preferisco un’organizzazione caritativa anche sgangherata ad una confraternita di pii oranti.

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