I fracassoni

Da sempre ero convinto che agli anziani piacessero le vecchie canzoni romantiche e sentimentali, quali ad esempio “Mamma”, “Romagna mia”, “Il tango delle capinere”, “Balocchi e profumi”, o le più celebri romanze della lirica. La mia convinzione era così radicata che, faticando un po’, ho stampato perfino un canzoniere con i pezzi più significativi e popolari di questo genere di musica. In forza poi di questo convincimento, avevo sempre favorito che il “gruppo ricreativo culturale” del don Vecchi, che organizza i concerti domenicali, facesse intervenire cori che hanno nel loro repertorio canti di montagna, canzoni veneziane, canti popolari, romanze celebri e musica del genere, sconsigliando quindi la musica polifonica e i canti rinascimentali, che in genere favoriscono il sonno, piuttosto facile per noi anziani, ma soprattutto le canzoni e la musica moderna.

Invece, all’inizio della Quaresima, un po’ preoccupati per la stagione liturgica, i membri di quel gruppo mi chiesero se potevano far intervenire un complesso che cantava dal vivo canzoni moderne di cui faceva parte il figlio di una nostra residente, il quale si era offerto a suonare per offrire un pomeriggio diverso “ai nonni del don Vecchi”. Io che non ho “scrupoli quaresimali”, acconsentii, raccomandandomi però di moderare il volume degli strumenti elettronici (in cuor mio mi dissi: “farò un fioretto di quaresima”, partecipando, per dovere di rappresentanza, a questo concerto).

I corridoi silenziosi e solenni del “don Vecchi” cominciarono, fin dal primo pomeriggio, a riecheggiare di note assordanti, assolutamente inusuali per la nostra struttura. Fui subito preoccupato per il pisolino, che è un rito sacrosanto per tutti i residenti, poi mi rasserenai col pensiero che siamo quasi tutti mezzi sordi.

Alle 16 cominciò ufficialmente “la baldoria”: suoni e canti a squarciagola che proponevano – una dietro l’altra – canzoni a me sconosciute. Ma capii subito, con notevole sorpresa, che non era lo stesso per i miei vecchi che infatti cominciarono a cantare, a ballare, a battere le mani con un entusiasmo sorprendente. Non ho mai visto gli anziani residenti così numerosi, così euforici e così partecipi. Ho avuto l’impressione che esperienze del genere, nelle vecchie balere o in discoteca, le avessero già fatte e fossero rimaste in qualche parte del loro animo, e che le note marcate dalla tastiera le avessero ridestate.

Penso che d’ora in poi dovremo mettere più spesso in programma “musica dal vivo” per ridestare dal torpore chi ha forse perso il pelo ma non il “vizio”, e mi consolo pensando che anche il “pio re David” si comportò allo stesso modo.

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