Il mio “Papa Benedetto”

Quando questa pagina del diario vedrà la luce, molto probabilmente il cardinale camerlengo si sarà già affacciato dal terrazzo della basilica di San Pietro annunciando alla folla: «Habemus Papam!».

Sulle dimissioni di Papa Benedetto, umile e coraggioso, non s’è detto tutto, ma più di tutto. Con l’immenso mondo degli addetti all’informazione oggi suonano superflui e scontati i pensieri di un povero diavolo di cristiano come me, eppure sento dentro il bisogno di mettere in ordine nel mio spirito tanti pensieri, spesso confusi, che mi sono nati dentro in occasione di queste “dimissioni”, nonostante tanti giornalisti abbiano già molto intrattenuto con le loro analisi, spesso acute ed intelligenti e, più spesso, gratuite e non giustificate e talvolta impertinenti e faziose.

Io ho sempre voluto bene a papa Benedetto, non solo per motivi di fede, perché per me, come per ogni cristiano, il Papa rappresenta “Il dolce Cristo in terra” – come lo definì santa Caterina da Siena, la persona che nel passato, ormai remoto, lo supplicò di tornare da Avignone a Roma, sua sede naturale.

Ho amato papa Benedetto per la sua fragilità, per il suo italiano stentato, per essere stato un papa tedesco che, nonostante tutto, si portava in qualche maniera addosso le colpe del suo Paese. Ho amato papa Benedetto per la lucidità, l’intelligenza e la costanza con le quali ha messo in guardia il mondo da quel nemico subdolo ed esiziale qual è il relativismo.

Ora amo ancor di più papa Benedetto perché, con la sua scelta nobile e coraggiosa, ha favorito in maniera decisa l’ingresso della Chiesa nei ritmi, nel respiro e nel cuore della società moderna liberando il papato, ma soprattutto il Vaticano, da quella cornice di sacralità che sa di passato, immettendo la vita della Chiesa nel corso di una normalità umana, rendendola evangelicamente “lievito” immerso nella “pasta” dell’umanità del nostro tempo.

Confesso sommessamente agli amici che a me non dispiacerebbe e soprattutto non mi mancherebbe il rispetto, la devozione e la fede nel ministero del Papa, se un giorno potessi vedere il successore di San Pietro vestito in clergyman, magari con una crocetta bianca sul bavero della giacca nera o su fondo grigio scuro.

Il Papa è Papa non perché porta addosso vesti fuori moda, pronuncia formule incomprensibili, ma soltanto perché crede alla Parola di Dio e cerca di testimoniarla il più fedelmente possibile con la sua vita.

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