L’epopea settimanale de L’Incontro

La rete di distribuzione de “L’incontro” è un po’ precaria. Chi va a portare il settimanale nella sessantina di luoghi in cui i lettori lo vanno a cercare, è sempre un volontario, che agisce quasi sempre di sua iniziativa personale, sia nel prelevare il numero di copie, sia nel giorno del prelievo.

I volontari poi del nostro Veneto e specie quelli veneziani o della gronda lagunare, sono per natura o per vocazione individualisti e perciò agiscono solamente spinti dall’istinto e dall’estro, ma meno che mai dalla disciplina o da regole ferree.

Da ciò nasce che i primi giorni della settimana soffro per la preoccupazione che un numero eccessivo di copie non giunga a destinazione, mentre il sabato e la domenica soffro pure perché sono preoccupato che la gente non trovi più il periodico perché ormai esaurito.

Mi pare un miracolo che ogni settimana ben quattromila copie del periodico giungano tutte a destinazione senza che mai ci sia una resa da mandare al macero come avviene per la stragrande maggioranza delle riviste e dei giornali.

L’economia poi de “L’incontro” è così precaria e risicata per cui riterrei quasi un sacrilegio che anche una copia non giunga a destinazione e d’altra parte il desiderio che questa proposta cristiana rivolta a più di dieci-quindicimila lettori è così forte per cui il problema della diffusione credo che rimarrà una preoccupazione per sempre.

Talvolta capita che qualche anima bella legga il settimanale e quando ha accumulato un certo numero di copie me le porti nella chiesa del cimitero perché dispiaciuto di buttarle nel cestino. Allora ne faccio un pacchetto con la dicitura “numeri pregressi” e quasi, per una strana magia, scompaiono ancor più rapidamente del numero della settimana.

Sono portato così a pensare che sono molti i concittadini che facciano la raccolta de “L’incontro”.

Qualche tempo fa un signore di una certa età mi chiese un numero di qualche settimana prima perché se n’era andato in montagna; io ne conservo tre quattro copie che a fine anno faccio rilegare per i tempi della nostalgia. Questo affezionato lettore, vedendo il mio dispiacere di non riuscire ad accontentarlo, mi consolò dicendomi: “Non si preoccupi, don Armando, me lo vado a leggere su internet!”

Il nostro tempo è sì pieno di cose brutte e di tristi figuri, ma fortunatamente accanto alla zizzania permette di crescere anche al buon grano!

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