“Redenta”

La settimana scorsa ho sentito il bisogno di presentare ai miei amici una rivista mensile che porta a conoscenza dell’opinione pubblica la singolare esperienza di suor Elvira, una suora a cui andava troppo stretto il convento “vecchio stampo” e quindi ne uscì per dar vita ad un’esperienza religiosa semplicemente meravigliosa.

Questa suora, sulla sessantina, senza una qualifica specifica, si è buttata a capofitto nella stupenda avventura del recupero dei giovani che si sono abbrutiti ed hanno tentato di evadere da un serio confronto con la realtà della vita, lasciandosi risucchiare dal terribile gorgo della tossicodipendenza o dalle varie devianze che inghiottono una falda tanto larga di giovani di oggi.

Ho parlato del fascino delle foto che ritraggono tanti volti puliti e sorridenti, intenti al lavoro o alla preghiera; mai avrei potuto immaginare che nel loro passato erano come quei gruppuscoli di “rifiuti d’uomo” che purtroppo si incontrano in determinati luoghi della nostra città. Ho pure riferito delle stupende testimonianze di giovani che raccontano le storie della loro redenzione e che ogni mese sono pubblicate nella rivista “Redenzione”.

L’avventura umana di questa suora e le comunità a cui ella è riuscita a dar vita, hanno qualcosa di miracoloso, per nulla confrontabile ai magri risultati che i vari “Sert” (organizzazione statale per il recupero) riescono a fare, che sono anzi spesso fonte di disagio per i cittadini che abitano vicino ai luoghi dove essi si trovano.

Qualche giorno fa al “don Vecchi” mi è capitato di incontrare due “ragazze di suor Elvira” che erano venute ad acquistare dei vestiti per una rappresentazione che avevano deciso di fare nella loro comunità. Erano talmente pulite e belle che pensai subito che fossero due religiose del nuovo ordine fondato da questa suora prodigiosa, ma loro mi dissero che erano due “redente”.

Ho ancora negli occhi quei bei volti sorridenti e puliti. I vestiti non erano alla moda: due sottane piuttosto lunghe e ruvide, però i loro occhi erano belli e pieni di fascino come due perle preziose.

La formula pedagogica che suor Elvira attiva per rigenerare questi poveri ragazzi e ragazze, caduti tanto in basso, è semplicemente carità e preghiera.

Una volta ancora ho capito che la verginità non ha nulla a che fare col nostro corpo, è lo splendore dello spirito che sprigiona dolcezza, soavità, armonia e bellezza.

Mi è amaro il pensiero che troppe donne meravigliose si inaridiscano e si sciupino dentro conventi o in organizzazioni religiose che in realtà non credono alla vita e all’amore.

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