I brigatisti

Io ho vissuto da adulto gli “anni di piombo” del nostro Paese. Mille volte sono stato costretto a riflettere sul fenomeno delle “Brigate rosse”, sul loro progetto impossibile e già scartato dalla storia e sui loro discorsi farneticanti. Il mio dissenso, per mille motivi, è assoluto, però in questo tempo di “seconda repubblica” più di una volta ho riconsiderato la scelta dei brigatisti e mi sono messo nei loro panni per comprendere il loro modo di reagire ad una società ingiusta, ignobile, arrivando non certo a condividere, ma a comprendere un po’ di più, si!

So di ridire parzialmente in malo modo ciò che i giornali bene informati pubblicano puntualmente ogni giorno e la televisione ci offre nelle rubriche più serie e ci documenta con nomi, cifre e descrizioni particolareggiate.

Ripeto ciò che tutti sanno, forse solo per “sfogarmi” e per non essere travolto dalla ribellione, dallo schifo e dall’infinita amarezza perché chi ha voce più forte della mia non reagisce come dovrebbe e perché “gli angeli dalle trombe d’argento” – come diceva don Zeno, il fondatore di Nomadelfia – “non suonano l’accolta di tutti gli uomini di buona volontà” per combattere tante nefandezze.

Vengo ad un esempio – ma ce ne sarebbero cento, mille da riferire – che dovrebbe appartenere a certi sogni onirici piuttosto che alla realtà: Berlusconi, che è in grado di dare alla seconda moglie centomila euro al giorno, che paga un mensile di 2500 euro a certe ragazze che han partecipato ai suoi festini e che scende nuovamente in politica, accompagnato dalla fidanzatina di quarant’anni più giovane di lui, e che probabilmente avrà ancora milioni di italiani che lo votano! Ripeto però che di Berlusconi e di “Berlusconini” ve ne sono in ogni partito, in ogni ente del nostro Paese.

Di fronte a tutto questo, che almeno da venti, trent’anni si ripete puntualmente, quale reazione è ancora possibile? Non auguro – per carità – nuovi brigatisti, però ora capisco questi ragazzi disperati che sognano, come me, un mondo più giusto. Non mi resta se non la piccola consolazione di condannare e condannare chi non condanna. Ma è una ben poca consolazione!

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