Il banchetto a san Girolamo

La televisione locale, il giorno di Natale, ha dedicato qualche carrellata del telegiornale all’iniziativa della Caritas e della San Vincenzo mestrina che hanno organizzato per il giorno di Natale un pranzo per 200 poveri nella chiesa di San Girolamo. Ho così avuto modo di vedere il Patriarca e il suo seguito e i giovani e meno giovani camerieri con la casacca bianca con la scritta “Caritas” fatta confezionare per l’occasione.

Nella chiesa più antica di Mestre s’è celebrata, il 25 dicembre, una splendida eucaristia col “corpo visibile di Cristo” o, per essere intonati alla liturgia, col presepe con “il figlio dell’Uomo” rappresentato realmente dalla parte più fragile dell’umanità mestrina.

Finalmente si sono inverate, almeno parzialmente, le affermazioni di Gesù: “Avevo fame, avevo sete, era nudo, senza casa, ammalato e carcerato, e tu?” L’iniziativa m’è parsa il più bello e vero “pontificale” che si sia celebrato in occasione del Natale e sono stato felice di vederlo presiedere dal nostro Patriarca.

Tuttavia, di primo acchito, le immagini di San Girolamo mi sono sembrate una pallida fotocopia di quanto ha fatto, come ogni anno, la Comunità di Sant’Egidio a Roma e Padova e nel mondo intero. Il giornalista infatti diceva che i commensali di Sant’Egidio quest’anno hanno raggiunto i trecentomila. Ed io so che la “Tavolata di Sant’Egidio” è l’espressione di un impegno serio, quotidiano ed autentico che questa comunità porta avanti in tutti i settori della povertà.

Quella di San Girolamo mi sarebbe sembrata una parata di cattivo gusto e falsa se essa non fosse supportata dalle mense di Ca’ Letizia, dei Cappuccini di Mestre, di Altobello, del Redentore, della Tana e di altri conventi francescani. E se non sapessi che il Banco alimentare del “don Vecchi” offre generi alimentari per duemilacinquecento persone ogni settimana, quasi altrettanto la Bottega Solidale e un po’ di meno la Banca del Tempo Libero di Mestre e i frati di Sant’Antonio di Marghera.

Son felice che la carità della chiesa di San Marco sia fortunatamente presente e visibile a Mestre e Venezia. E ancora il pranzo natalizio di San Girolamo mi aiuta a sperare che il nuovo Patriarca elabori un progetto e dia un volto più organico ed efficace alla “carità” del popolo di Dio, in maniera che il “Cristo povero” presente nelle nostre città sia più amato ed aiutato e abbia almeno le stesse attenzioni che i cristiani riservano al Cristo presente nel pane eucaristico.

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