Cristo non è nato in chiesa

Uno dei più bei libri che ho letto lo scorso anno è stato quello di un vecchio prete del Friuli, parroco in un piccolo paese di collina. Il titolo è quanto mai significativo: “Fuori del tempio”.

Il volume rappresenta quasi una confessione pubblica di un cristiano onesto e radicale che sente amaramente le lacune, le incongruenze, le contraddizioni ed i ritardi sulla vita reale della Chiesa ufficiale del nostro tempo.

Tutto sommato l’autore è un prete che crede, che ama la Chiesa, ma che sente quanto sia urgente e pressante un rinnovamento forte, un ritorno al Vangelo ed un dialogo vivo e puntuale col modo di sentire e di pensare dell’uomo di oggi.

Questa lettura mi ha aiutato a mettere a fuoco le mie perplessità, le incertezze, i rifiuti e le speranze nei riguardi della mia Chiesa in cui credo e che amo, ma che vorrei più genuina e coerente nel suo essere ed agire, temendo che diventi una bella e consistente struttura, ma senza anima e vitalità.

Quest’anno, per Natale, m’è venuto da fare questo strano accostamento, riflettendo sul rapporto tra il Natale del Vangelo e le feste di Natale che mi accingevo a vivere come uomo del nostro tempo.

Già qualche tempo fa m’aveva un po’ stupito e turbato il pensiero che Gesù, così profondamente credente, non fosse appartenuto per nulla all’apparato religioso del suo tempo; infatti, nonostante avesse frequentato sia la sinagoga che il tempio, la sua testimonianza la offerse quasi sempre fuori dal tempio, quasi estraneo all’organizzazione ufficiale della gerarchia sacerdotale.

Ora constato pure che Gesù non è nato in chiesa, ma in una stalla, che i primi incontri li ha avuti con povera gente fuori dalle righe, con i pastori e i magi, mentre il sinedrio e le congreghe dei farisei, degli zeloti, leviti ed altri ancora, rimasero estranei, anzi gli furono nemici.

Ora, pensando alle solenni liturgie, ai sermoni pieni di frasi fatte, in chiese riscaldate ed illuminate a festa, alle opere buone natalizie che sanno di beneficenza, mi assale la paura che Cristo, la gente del nostro tempo, lo debba cercare altrove e comunque fuori dal tempio, pensando che il Gesù infreddolito e sulla paglia sta forse a Taranto, ove migliaia di operai sono in angoscia per il loro domani, o anche nel Veneto, ove tantissime piccole industrie chiudono o delocalizzano, piuttosto che nelle comunità cristiane.

La mia non vuole essere una critica esterna, ma guardo tutto ciò con l’angoscia di essere compartecipe e corresponsabile della differenza tra l’evento dell’incarnazione e la festa di Natale. Di fronte a questo pericolo non mi resta che trarre le conclusioni e prendere le decisioni che mi riguardano personalmente.

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