Grandi navi e piccoli uomini

La mia prima esperienza di prete la feci nella parrocchia di Santa Maria del Rosario alle Zattere. Quella parrocchia è conosciuta dal tutti come “i Gesuati”, perché chiesa è stata costruita da un ordine religioso che il Papa permise alla Serenissima di sopprimere, incamerandone i ricchi beni, in cambio dell’offerta di una squadra navale di galee per affrontare i turchi a Lepanto.

La mia prima esperienza è stata esaltante, il mio “primo amore” da prete, ma anche difficile perché io, di Eraclea, dovetti inserirmi in un contesto veneziano nel quale la maggior offesa era quella di maledire i tuoi morti, ma la seconda era quella di infamia verso l’avversario chiamandolo “campagnolo”. Ma questo era solamente un aspetto della mentalità corrente.

In quella parrocchia abitavano tanti gondolieri e ricordo bene con quanta superiorità parlavano dei “i foresti”. Ho sempre avuto la sensazione che i gondolieri fossero e siano convinti che le centinaia di migliaia di visitatori che vengono a Venezia, non lo facciano per ammirare la città dei dogi, ma per vedere loro, i conduttori, pur esperti, di quella strana ed atipica imbarcazione che è la gondola.

In questi ultimi tempi, in cui tiene banco il problema delle grandi navi nel bacino di san Marco o il problema della torre di Cardin, i veneziani continuano a guardare dall’alto in basso anche coloro che danno loro da vivere, pensando che il mondo intero debba prostrarsi ai loro piedi solo perché sono i discendenti di antenati intraprendenti e coraggiosi. Troppo spesso mi pare che certi concittadini insulari abbiano la puzza sotto il naso e pretendano di avere quello che noi campagnoli diciamo “la botte piena e la massera ubriaca”.

I veneziani hanno perduto l’occasione del nuovo carcere, fanno i difficili sul quadrante di Tessera, ora sono infastiditi per le navi che portano in città una miniera d’oro, turbati perché c’è chi offre di costruire a sue spese, e porgono su un piatto d’argento, una torre capace di migliaia di posti di lavoro. Ma cosa pretendono questi concittadini insulari che han tenuto malamente al guinzaglio, come servi, i concittadini di terra, privandoli, con la loro insipienza, delle industrie di Marghera e rendendo le fabbriche ferro vecchio senza valore?

Ora Venezia avrà la città metropolitana. Spero che non perda anche questa occasione; mi auguro che non continui a fare la vecchia nobile signora schifiltosa ed arrogante pur senza un quattrino!

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