Cronaca di un pomeriggio diverso

Le uscite degli anziani del “don Vecchi” le abbiamo denominate “minipellegrinaggi” perché sono il compendio di due componenti che si completano a vicenda.

La prima componente, della quale mi occupo personalmente, è di carattere religioso. La seconda è un ibrido tra una lunga chiacchierata pomeridiane ed una merenda a base di salame, formaggio, mortadella e bevande varie. Il tutto sotto la copertura formale di un interesse culturale in uno dei tanti borghi, quanto mai interessanti, della nostra regione.

L’ultima uscita ha avuto come meta l’antico porto fluviale di Bussolé, il borgo e il relativo porticciolo ora interrato per l’avvenuta deviazione del Sile, ove un tempo le “peate” della Serenissima portavano, via fiume, il sale che poi veniva distribuito con barche più piccole e carri, in tutto il Triveneto.

Questa uscite sono sempre appetibili perché poco faticose e soprattutto alla portata di tutti: con dieci euro infatti ogni anziano riceve generosamente i conforti religiosi e quelli gastronomici.

Partenza ore 14 con due pullman e 112 “pellegrini”, santa messa con presentazione, preghiere dei fedeli e canti. Meditazione sul tema: le “ricchezze” che anche i vecchi posseggono ancora. Penso di essere stato così appassionato e convincente che, uscendo di chiesa, tutti devono essersi sentiti nel fiore degli anni.

Il giovane parroco che esercita il suo ministero nel comune più piccolo del Veneto – 500 anime -, docente di patristica all’Università di Padova, è stato di un’ospitalità sovrana, mettendoci a disposizione la bella sala parrocchiale. Subito è cominciata la festa: tre panini a testa, bevande a volontà. Penso che i miei vecchi non sarebbero più andati via dal piccolo borgo di case del 1300-1400!

Quando sentii intonare l’inno di san Marco “Viva Venezia, viva la gloria del nostro leon” ho compreso che si era giunti all’apice della festa. Purtroppo, con quel vinello galeotto, i monumenti, il ponte, la torre e il deposito del sale divennero ben poco interessanti!

Il colpo finale è stato un baracchino che una giovane bengalese aveva piazzato proprio vicino al parcheggio del pullman, dove vendeva caldarroste, noci, patate americane.

Il nostro pellegrinaggio è stato anche la sua fortuna perché in pochi minuti avrebbe venduto anche la bilancia e l’arnese per la cottura delle castagne.

Ancora una volta ho capito che la “felicità” è a portata di mano.

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