Che Guevara e la monachella

Ci sono delle tematiche religiose e sociali che non mi lasciano pace. Per quanto mi arrovelli l’animo per coglierne l’anima profonda e mi sforzi di passarle alla coscienza della comunità di cui mi occupo, quasi come un cristiano che soffre di scrupoli, sono tentato di ripensare e di precisare in maniera più approfondita l’argomento, tanto che ho paura di ritornarci in modo ossessivo. “Ripetere, dicevano gli antichi, giova”, ma i contemporanei aggiungono “Ma stufa!”.

Uno degli argomenti che suscitano un tormento nella mia coscienza di uomo, cristiano e prete, è quello di precisare quale sia l’argomento portante, l’anima e il cuore della religione. Ho spesso la sensazione che per tanti, forse troppi, battezzati, la religione sia ridotta ad un ritualismo, anche se devoto ma formale, quasi un guscio di seme vuoto che non metterà mai germoglio e quindi non porterà mai frutto, mentre per me la religione deve essere necessariamente una tensione interiore, una convinzione di un valore assoluto che germogliando dovrà diventare libertà, verità, giustizia, amore, pace, verità, serenità e speranza.

Una religiosità fine a se stessa non mi interessa, è un seme sterile ed infecondo che come il sale scipito può essere buttato e calpestato dai passanti.

In questi giorni questo pensiero mi si è ripresentato in maniera forte in seguito all’affermazione di quella maomettana di cui parlo nell’editoriale de l’Incontro del 30/12/2012. E’ vero che i maomettani sono più praticanti, più ligi alle regole, più assoluti nel loro credo e che i cristiani sono quasi l’opposto. Ma mentre nei Paesi di civiltà cristiana i contenuti e le proposte delle fede sono diffusi e presenti, tanto da far dire a Benedetto Croce “Perché non possiamo non dirci cristiani”, da noi i contenuti e i frutti della fede sono presenti anche nei non praticanti, nei liberi pensatori e perfino negli atei schierati, mentre nelle nazioni di fede islamica questi valori non solo sono pochissimo presenti, ma anzi la religione che dovrebbe farli fiorire appare all’incontrario: fanatismo, spirito di vendetta, intransigenza, settarismo e discriminazione tra uomo e donna.

E’ pur vero che anche nelle nazioni cristiane sono purtroppo presenti queste male piante, però mentre da noi sono peccati e mancanze, per l’Islam sono pseudo valori cercati e proposti ufficialmente come virtù.

La fede attinge alla sostanza, non alla forma, tanto che uno scrittore cattolico è arrivato ad affermare: «Non mi meraviglierei che in Paradiso ci fosse anche Che Guevara con il suo kalashnikov seduto accanto ad una monachella vergine pudibonda e timorata di Dio, perché se Che Guevara ha cercato giustizia e difesa degli ultimi con cuore sincero e convinto, ha onorato Dio e s’è guadagnato il Paradiso!».

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