Gli eterni scontenti

L’estate scorsa è stata veramente torrida. Da quanto hanno detto gli esperti in meteorologia, erano decenni che non si verificava un’estate così calda. La radio e la televisione ci hanno poi terrorizzato intimando ai vecchi di non uscire, i medici e i dietologi ci hanno ripetuto fino all’ossessione di bere molti liquidi, di mangiare verdura e gli economisti e gli esperti di commercio hanno fatto stime su stime dei danni provocati dall’arsura.

In questo clima la gente, sia per il caldo reale che per quello annunciato dai mass-media, per tutta l’estate si è messa al sicuro nei “rifugi anticaldo”; chi ha potuto evadere, è scappato in montagna, mentre la maggior parte s’è rintanata in casa o nei pochi locali refrigerati.

La prima burrascata di fine agosto, con trombe d’aria, improvvisi diluvi, ha di colpo dissetato i campi e abbattuto la temperatura. Al “don Vecchi” in tre, quattro giorni il prato è tornato verde, però la gente, nonostante questo, ha continuato a brontolare.

Sabato, dopo la messa prefestiva, sono uscito nel parco per vedere il verde dopo la prima frescura. Un piccolo crocchio di anziane, che devotamente avevano partecipato alla messa, come me erano uscite nel vialetto del parco per sedersi in una delle tante panchine, quando sentii una che diceva: «Io sento freddo» ed un’altra: «Per fortuna mi sono portata la sciarpa». E tutte, dopo qualche minuto, sono rientrate in casa.

Oggi la gente brontola per i prezzi, brontola per i politici, brontola per il caldo ed un minuto dopo, per il freddo. Pare che tutti, o quasi, siano solamente capaci di brontolare, non trovando niente di bello e di buono a questo mondo, non ricordandosi della miseria della loro infanzia, del patrimonio della saggezza e dell’antico costume italico pare che la nostra gente non abbia ereditato di meglio che lo “jus mormorandi”, mentre ha dimenticato perfino la saggezza del “bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno”.

Ho l’impressione che sia invalso un costume di autolesionismo che ci impedisce di cogliere quel tanto o poco di bene che ancora c’è. Pare poco vera l’affermazione che “i vecchi sono depositari della saggezza”.

Il patriarca Scola, milanese di mentalità, più di una volta è sbottato a dire che i veneziani devono finire di piangersi addosso e lagnarsi di tutto. Il mondo bisogna prenderlo come viene ed anche se non si arriva alle conclusioni di Bertoldo che era felice quando andava male perché dopo sarebbe andata meglio, credo che dobbiamo tutti imparare a cogliere il meglio di ogni evento.

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