Partenza solitaria

L’agenzia di pompe funebri aveva fissato il funerale per un certo giorno e per una certa ora. Ho telefonato a casa della defunta per conoscere dalla sorella colei che l’indomani avrei salutato e soprattutto per cui avrei pregato il Signore. La congiunta che avevo contattato era stata un po’ freddina, quasi meravigliata che il prete volesse conoscere chi avrebbe presentato al buon Dio.

Dopo poche ore infatti l’agenzia mi ricontattò per avvertirmi che i parenti avevano cambiato idea rinunciando al commiato cristiano. Ci rimasi molto male anche se di questa creatura avevo conosciuto poco più che il nome. L’indomani quattro operatori cimiteriali avrebbero calato nella fossa una bara, probabilmente senza una croce, senza un saluto, senza chi raccogliesse e donasse ai fratelli ciò che di buono certamente ella aveva fatto. Un velo di tristezza avvolse il mio animo.

Tra non molti anni i miei colleghi preti più giovani dovranno però abituarsi a questi funerali senza fede e senza speranza. La nostra terra sta incominciando a conoscere la desertificazione.

Ho deciso però che l’indomani avrei deposto su quella bara solitaria e più triste del solito le parole della misericordia del Signore e avrei chiesto con maggiore insistenza al mio Dio di non rifiutarle l’abbraccio riservato al prodigo, perché forse ella non ha avuto il tempo e il modo per pentirsi o, peggio ancora, non ha incontrato chi le abbia parlato con fede autentica e viva dell’amore del Padre.

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