Impalcatura ecclesiastica e vita normale

Io partecipo troppo poco agli incontri per l’approfondimento culturale, teologico e pastorale del clero, perché sono vecchio, perché sono appassionato delle cose di cui mi occupo e perciò non mi resta tempo per altro, ma soprattutto perché ho avuto esperienze non esaltanti. Io sono diffidente e sospettoso per l’eccessiva burocratizzazione della vita ecclesiale, perché temo finisca per separare “il commando” e la sua relativa articolazione con la prima linea ove i sacerdoti si misurano con l’uomo reale del nostro tempo, che ha pregi, difetti, manie e preconcetti che gli derivano dall’opinione pubblica, ma che comunque è l’uomo con il quale abbiamo a che fare.

I comitati, le commissioni e quant’altro, finiscono per complicare le cose, per parlarsi addosso, perdono il contatto reale con le persone perché adoperano parole e schemi mentali che sono del tutto o in gran parte, estranei alla mentalità dell’uomo d’oggi.

Io ritengo che solo vivendo a stretto contatto con la gente, nasce un rapporto di simpatia e di comunione per il quale l’intesa e il passaggio del messaggio diventa possibile. Wualom, il fondatore dei “piccoli fratelli di Gesù” ha elaborato questa prassi per dare testimonianza della fede agli uomini del nostro tempo. Vivere “come loro”, ossia calarci dentro alla vita, alla cultura, alle abitudini e alla sensibilità dell’uomo della strada.

Se potessi dare un suggerimento, direi a tutto lo “stato maggiore” di trascurare un po’ le discussioni ad alto livello, per dedicarci maggiormente al dialogo con la base: preti, diaconi e, soprattutto, fedeli.

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