Il punto di ristoro

Quando ero in parrocchia i miei scout organizzavano ogni anno “Il Sapapian”. In quel tempo andavano di moda le marce non competitive. Non c’era ente o parrocchia che non sentisse il bisogno di organizzare la sua marcia.

Sempre in parrocchia un anno organizzammo persino una marcia per i vecchi che partiva dal piazzale della chiesa e terminava nel boschetto di Villa Matter: cinque, seicento metri di strada! Comunque, durante il nostro “Sapapian”, che copriva una decina di chilometri, c’era a metà marcia “il ristoro”, qualcosa da bere e da metter sotto i denti, che rincuorava i marciatori.

Qualche settimana fa, la prima lettura riportava la fuga di Elia nel deserto inseguito dai suoi persecutori. Stanco, scoraggiato, si butta a terra e vuol lasciarsi morire, sennonché l’angelo lo desta e gli dice: «mangia questo pane e bevi dall’orcio». Elia, rinfrancato, riprende il cammino.

Ogni domenica, quando celebro la mia Eucaristia tra i cipressi del cimitero e vedo la chiesa gremita di volti cari, penso sempre alla stanchezza del vivere, alle prove amare e ai tanti problemi e sogno ardentemente che il “Pane dell’altare” rinfranchi, dia vigore per continuare il cammino.

La messa è “il punto di ristoro” per i cristiani, oppure si riduce ad un perditempo noioso ed inutile. Quanto spero che la Parola a cui dà voce appassionata, i canti corali, le melodie del violino, i volti cari dei fratelli e la fede comune costituiscano un “ristoro” che dia forza per i prossimi sette giorni.

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