Corsa assurda e disperata

Quest’anno mi è capitato di leggere il brano di san Giovanni proprio a ridosso di ferragosto, brano in cui Gesù diceva ai suoi conterranei, dopo che li aveva appena sfamati, di avere una proposta che rispondeva al loro bisogno di vivere una vita positiva e significante. Gesù si esprime con un linguaggio a noi un po’ ostico e difficilmente comprensibile: «Io posso darvi un pane che chi ne mangerà arriverà alla vita eterna».

La proposta di Gesù offre all’uomo la possibilità di cogliere la vita come un bel dono e, nello stesso tempo, assicura che essa offre “la Terra Promessa”. I conterranei di Cristo non si fidano, pretenderebbero un qualche segno magico e perciò continuano a vivere una vita insulsa e a camminare verso il buio senza aurora.

M’è venuto fin troppo facile fare il paragone col nostro tempo; la gente rimane sorda, indifferente e spesso irridente al discorso di Gesù per darsi ad una corsa pazza ed assurda verso le ferie, pensando di trovare un nonsoché di diverso e di migliore a qualche centinaio di chilometri di distanza dalla propria dimora.

Raccontai di un documentario televisivo che narrava l’avventura di una popolazione di ratti dell’Antartide che, ad un certo momento, si mettono a correre pazzamente verso il mare per poi affogare tutti tra i suoi flutti. La gente del nostro tempo volta le spalle alla religione per intraprendere una corsa pazza ed assurda verso la morte. Il nichilismo imperante riduce la vita ad “un nervo nudo che si contorce talora per il dolore e talaltra per il piacere”, come afferma Sartre, il filosofo dell’assurdo.

Avrei voluto intonare il canto dolce e rasserenante “Tu sei il mio pastore che mi guida verso pascoli erbosi” per esprimere riconoscenza a Cristo per il dono del suo messaggio.

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