Bertolaso in ospedale

Bertolaso, l’ex capo della protezione civile, m’aveva sempre dato l’impressione di una persona per bene: un volto ordinato e pulito, una personalità franca e onesta. Ero stato infatti ammirato quando ad Haiti, da persona esperta, aveva affermato che l’intervento umanitario degli Stati Uniti era goffo, sproporzionato ed inefficiente. Egli era un professionista esperto e tempestivo negli interventi. Poi la solita marea fangosa aveva travolto la sua persona e la sua opera. Infine era scomparso dalla scena.

Me lo sono ritrovato qualche sera fa alla televisione in un ospedale del Sud Sudan, lo Stato appena nato per un popolo martoriato e distrutto da una lunghissima ed impari guerra. Con sorpresa ho scoperto ch’era medico; avevo sempre supposto che fosse un tecnico, forse un ingegnere.

M’ha fatto enorme piacere vederlo fare “l’apprendista” in quel povero ospedale dell’Africa nera. L’intervistatore, indiscreto come sempre, gli aveva chiesto se fosse andato a fare “il missionario” per espiare i suoi “peccati civili”. S’è difeso con dignità e pacatezza e ha difeso la sua protezione civile. M’ha fatto tanto piacere ritrovare questo personaggio della vita pubblica italiana in un ospedale di un Paese in assoluto tra i più poveri.

Io non sono in grado di dare giudizi su questo uomo pubblico, però posso affermare che m’ha fatto bene ritrovarlo da volontario tra gli ammalati e comunque mi ha edificato la sua testimonianza.

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