L’idolo

Poco tempo fa sono stato, purtroppo, coinvolto in un incidente stradale in via Santa Maria dei Battuti, strada che si è ridotta ad un bigolo, perché a senso unico avendovi costruito una pista ciclopedonale che non serve a nessuno (a 150 metri ve n’è una parallela in viale Garibaldi).

Stavo imboccando la stradina a senso unico, quando mi vidi davanti un’auto che correva contromano. Non essendoci altra possibilità per sgomberare la sede stradale, feci retromarcia per (forse) mezzo metro, ma alle mie spalle c’era un’altra macchina. Mi appoggiai lievemente contro il suo muso. Scendemmo tutti, quello contromano, confuso e turbato per il suo errore, io felice perché non era successo niente dietro, mentre la conducente alle mie spalle, una ragazza sui vent’anni che tornava dal lavoro su una BMV da venticinquemila euro, sospettò che ci fosse un impercettibile segnetto sulla sua macchina.

Chi aveva sbagliato si disse disposto a pagare l’invisibile danno, anche perché altrimenti l’avrebbero multato e gli avrebbero ritirato la patente. Non ci fu verso, la ragazza volle fare il verbale a garanzia del presunto danno. Io firmai il tutto anche perché avevo fretta.

Ci rimasi molto male per la ragazzina che va a lavorare con una macchina da 25.000 euro e che non si fida di un prete che, dopotutto, non è uno sconosciuto. La sola sua preoccupazione era il suo “idolo”.

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