Parlando di società segrete

Quando ero bambino passavano, talvolta per la stradina su cui si affacciava la mia casa, le zingare. Avevamo dalla mamma l’ordine di non intrattenerci con loro e di non farle entrare in casa, perché la mamma diceva che portavano via i bambini.

L’incontro con queste donne, dai sottanoni lunghi fino alle caviglie, dalla forbice appesa con una fettuccia, dai capelli scapigliati e dalla carnagione scura, mi incuteva un sacro terrore.

A questa categoria di persone misteriose accomunavo anche i massoni, dei cui riti segreti avevo letto e sentito parlare come aderenti a sette segrete e pericolose, qualche tempo dopo finii di associare anche i comunisti. Per me tutta questa gente rappresentava un mondo oscuro, torbido e pericoloso. Ora capisco, per altri motivi, che non avevo tutti i torti.

Mi sono ritornate alla mente queste sensazioni remote e buie qualche giorno fa quando una persona autorevole affermò che un personaggio noto e importante in città, era massone. Alla mia sorpresa costui aggiunse altri nomi di personaggi che io conosco.

Pensavo che questa gente dal compasso e dal grembiulino e dai riti strani fosse scomparsa ormai dalla scena della nostra società.

Ora mi è venuto però qualche dubbio anche se sono convinto che l’adesione a queste società segrete, tanto prospere nell’ottocento, sia determinata quasi esclusivamente da motivi economici e di potere e che non appartengono ad esse soltanto i vecchi illuministi credenti nel grande architetto, ma tanti opportunisti, assetati di denaro, di potere, disposti a pagare questa sete anche col ridicolo e che appartengono non solamente a tutto l’arco politico, ma a tutte le articolazioni della nostra società povera di tutto.

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