La vita e la morte stanno diventando una banalità insignificante!

Una trentina di anni fa, o forse qualcuno di più, ebbi modo di partecipare in una casa dei padri Cavanis al Coldraga, sopra Possagno, ad un corso di studio sul problema della secolarizzazione.

Ricordo che lo studio si rifaceva ad un libro, che a quel tempo rappresentava la punta di diamante della ricerca sociologica a livello religioso.

Il volume che aveva come titolo “La città secolare”, mi pare di un certo Cox, analizzava con puntualità e precisione le linee di tendenza della società che stava affiorando e affermandosi in maniera quasi ineluttabile.

Lessi con grande attenzione e più ancora preoccupazione quello che, secondo l’autore, sarebbe stato il volto del comportamento religioso dei battezzati durante gli anni che ci separavano dalla fine del ‘900.

Però un discorso del genere in una località della Pedemontana della Marca Trevigiana, che aveva portato al soglio pontificio Pio X, in un mondo buono, semplice e praticante, non sembrava solo avveniristico, ma fantascientifico.

Mi ritrovo ora, pochi decenni dopo, ad imbattermi direttamente nelle espressioni concrete di questi studi anticipatori.

Un paio di giorni fa ho celebrato, nella cappella del cimitero, con la porta aperta in questa fine di un’estate strana, imprevista ed anomala. Notai il parlottare presso la porta della chiesetta, di tre o quattro vecchietti, che pareva che non si decidessero nè ad entrare nè ad allontanarsi.

Terminata la messa chiesi loro qual’era il motivo di quel trambusto: “Aspettavamo il funerale di un nostro amico; ci dissero che sarebbe avvenuto alle 15, abbiamo atteso invano, sennonché ora ci hanno riferito che il funerale è consistito nel caricare la bara sul carro funebre per portarla a  cremare a Marghera!”

Oggi questo capita poche volte, fra dieci anni forse i funerali si faranno per la maggior parte così!

La vita e la morte stanno diventando una banalità insignificante!

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