La vicenda della Safilo

Qualche settimana fa ho tirato un sospiro di sollievo di fronte ad una, purtroppo insolita, notizia riportata dal giornale. Gli operai della Safilo avevano finalmente trovato un punto di accordo con i responsabili della loro azienda.

Io purtroppo somatizzo i drammi del nostro Paese: gli imprenditori che si suicidano, le aziende che chiudono o delocalizzano, gli operai che vanno in cassa integrazione, mai mi lasciano indifferente, ma sempre rimango quasi travolto da queste notizie che mi fanno immaginare uomini e famiglie che improvvisamente si sentono mancare la terra sotto i piedi.

Mi turbano pure, e talvolta mi indignano le varie bandiere appese ai cancelli delle aziende, le dichiarazioni bellicose dei responsabili del sindacato o dei più facinorosi.

Spesso c’è qualcuno che pretenderebbe che “i padroni” facessero il miracolo di offrire uno stipendio sicuro, più consistente, condizioni migliori di lavoro e sicurezza del posto, non tenendo conto che a qualche decina di chilometri dal nostro confine ci sono Stati che offrono il terreno gratis, non frappongono impedimenti burocratici pressoché insormontabili, come succede da noi, gli operai non scioperano quasi mai perché dialogano con l’azienda e non ci sono sindacalisti che, invece di lavorare, passano il tempo ad aizzare gli operai prospettando paradisi impossibili. Da noi le cose vanno ben diversamente, per cui non arrivano investitori, e quelli che ci sono o scappano o chiudono.

La soluzione trovata  per la Safilo mi pare quanto mai saggia ed equilibrata; in un momento di grossa difficoltà operai ed azienda hanno fatto ognuno la loro parte di sacrificio: forse l’azienda ha rinunciato ad un profitto maggiore e gli operai si sono praticamente ridotto lo stipendio perché nessuno fosse licenziato.  Spero proprio che questo sia un segno che anche da noi si capisca che siamo tutti nella stessa barca e che ci si salva assieme, altrimenti, se ci si incaponisce a pretendere l’impossibile, si affonda tutti assieme.

Qualche segno di cambiamento l’avevo già scorto in occasione del contratto della Fiat, ora la soluzione della Safilo spero che ne sia la conferma.  L’unico modo per affrontare e superare la crisi è sempre lo stesso: lavorare, accontentarci del possibile, dialogare e collaborare e soprattutto mettere tutti da parte l’egoismo.
Speriamo che queste due rondini annuncino primavera.

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