“Vogliamo vedere Gesù!”

Ogni anno, quando celebro la festa del “Corpus Domini”, la prima sensazione che provo è quella dolce, da ricordi della mia infanzia. Quando di primo mattino, il parroco con l’ostensorio usciva sotto il baldacchino portato da quattro cappati in tonaca rossa. Apriva la processione per le vie del paese la Croce, poi gli uomini, la banda, quindi i bambini con gran ceste piene di petali di fiori che spargevano abbondantemente dove doveva “passare Gesù”. Ultime le donne.

Ricordo ancora le prediche appassionate del mio vecchio parroco che “indicava” a Gesù dove doveva guardare, chi doveva aiutare e chi doveva raddrizzare!

Ora non so se avvenga ancora così, comunque a questi dolci ricordi si sovrappongono oggi nel mio animo pensieri ben più consistenti e vitali. Quest’anno, per il “Corpus Domini”, ho cominciato con l’invitare i miei fedeli a riscoprire il volto di Gesù, lasciando i ritratti al loro posto per decorare le pareti delle case e della chiesa, invitando invece a scoprire, come gli apostoli sul monte Tabor, l’affascinante figura del nostro Maestro e Salvatore, sottolineando più che mai, sulla frase di Pietro: “Da chi andremmo, Signore, se soltanto tu hai parole di vita eterna!”.

In un mondo in cui abbiamo scoperto che le personalità dei capi sono squallide, interessate ed avide di potere e di denaro, la figura di Cristo emerge come qualcosa di splendido e di insostituibile, unico punto fermo a cui affidare la nostra vita.

Poi ho tentato di condurre per mano la mia gente perché sia conscia che ogni giorno Gesù si ripropone nella figura dell’uomo in difficoltà e nel bisogno: avevo fame, ero ignudo, ero ammalato, ero in carcere.

Gesù oggi lo posso e lo devo incontrare vivo, soprattutto nella quotidianità; l’Eucaristia del tabernacolo è quasi solamente occasione per sentirmi ripetere da Cristo ove lo posso incontrare, servire ed amare realmente.

Infine ho ripreso il discorso dei greci razionalisti che chiedono a Filippo, l’apostolo: «Vogliamo vedere Gesù!». La gente del nostro tempo, infettata dall’illuminismo e dal positivismo, è satura di parole e non sa che farsene delle prediche, ma vuole vedere con i propri occhi la persona del nostro Maestro e Salvatore.

Allora raccontai come Madre Teresa di Calcutta andò a Bologna in un grande teatro a ricevere un premio. Presentava Romina Power, la quale chiese a questa vecchia suora in sahri, curva e dal volto grinzoso, che faticosamente aveva salito la scaletta del palco: «Ci dica qualcosa!». Madre Teresa disse poche frasi in inglese, con concetti quanto mai noti a tutti. Quando però tacque, la gente si alzò in piedi e continuò ad applaudire per dieci minuti, perché i presenti avevano visto in lei Gesù.

Terminai dicendo che di “pensieri religiosi” il mondo è saturo, ma invece esso è ancora desideroso di “vedere” in noi il volto e la persona di Gesù!
Noi oggi siamo, volenti o nolenti, “il corpo di Cristo”!

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