La resa dei cattolici

Un tempo avevo una collaboratrice che comperava “Il Gazzettino” quasi esclusivamente per leggere gli avvisi mortuari; era curiosa di sapere chi se ne andava dalla nostra città.

A quel tempo mi sembrava una scelta o, peggio ancora, una mania un po’ macabra. Poi mi accorsi che anch’io, tristemente, in qualche modo la sto imitando, quando in certi tempi dell’anno leggo con morbosità e amarezza che le suore se ne vanno dalle scuole materne, o i religiosi chiudono certe attività per mancanza di vocazioni.

Spesso ho la sensazione che “il mio piccolo mondo antico” in cui sono nato, cresciuto e in cui ho sognato, si stia sfaldando e che ogni tanto perda qualche pezzo. Certe notizie negative però sono più consistenti, tanto da mettermi in affanno e farmi provare un senso di desolazione e di sconfitta.

Poche settimane fa ho letto sui giornali un pezzo che forse a pochi sarà parso significativo e triste e invece per me è stato come aver sentito le campane a morto, perché s’annunciavano che i vescovi del Triveneto hanno deciso di non finanziare più “Telechiara”, l’emittente televisiva cattolica del Nordest che da trent’anni parla delle vicende della diocesi e delle comunità cristiane del Triveneto.

Io ho assistito, una trentina di anni fa, alla nascita di questa creatura così promettente. In quel tempo c’era un fermento tra i cattolici ed un forte desiderio e volontà di aver voce presso l’opinione pubblica. Fu il tempo in cui spuntarono dal niente decine di radio di matrice ecclesiale. Io ebbi la fortuna di partecipare a quella stagione felice e promettente in cui, da pionieri, abbiamo dato vita alle “radio private”. Infatti con “Radio Carpini” ho partecipato alla tentata conquista dell’etere da parte dei cattolici. In verità non fu un’impresa di popolo, ma solamente di alcuni volonterosi; preti, vescovi e le parrocchie se ne sono stati alla finestra a guardare passivamente.

Pian piano queste voci si spensero abbandonando e lasciando il campo libero a certe emittenti banali, prive di proposte e ricche di volgarità. La “morte” di Radiocarpini la piango ancora amaramente. Ora pare che sia giunta alla fine anche Telechiara, l’emittente televisiva.

Questo annuncio funebre mi addolora quanto mai, perché la sento come una grave sconfitta: un’altra volta ancora i cattolici si rifugiano all’ombra del campanile che, prima o poi, finirà anche lui per non suonare più le campane.

I cattolici si stanno ritirando sempre più in sagrestia, pare che rinuncino a confrontarsi con chi crea opinione pubblica, con chi impone la sua tesi.

Ho letto su “Gente Veneta” un pezzo di mio nipote don Sandro, vicedirettore del periodico diocesano, da cui mi pare di capire che anche il nostro settimanale “Gente Veneta” è ormai sulle “linee del Piave”. Temo che anche in questo settore non tiri più aria di conquista ma di resa e ciò mi addolora quanto mai.

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