I titoli ecclesiastici e l’immagine della Chiesa di oggi

Mi è capitato recentemente di leggere un trafiletto su “Famiglia Cristiana” in cui un certo Giorgio D. riteneva esagerati ed anacronistici certi titoli ecclesiastici, quali “santità”, “eminenza”, “eccellenza”, “monsignore”.

Con mia sorpresa il curatore della rivista cristiana risponde con moderazione e con garbo, che lui pure è del parere che questi titoli oggi siano anacronistici e arrischino di far apparire la Chiesa “un pezzo di antiquariato” sopravvissuto ai tempi.

E’ da molto, che quando sento queste locuzioni – che pure io adotto per non apparire irrispettoso verso chi le porta, non so se per convinzione o solamente per tradizione – ho la sensazione di un retaggio spagnolesco che mi evoca, per associazione di idee, Don Chisciotte.

Io ormai ho un’età avanzata e qualche “anima candida” ritiene quasi impossibile che io non mi possa fregiare almeno del titolo di monsignore, data l’inflazione che c’è a questo riguardo, e perciò si rivolge a me appellandomi in tal modo; confesso che mi provoca un po’ di fastidio perché so che non appartengo alla categoria e, peggio ancora, non sono un fan della stessa.

Confesso inoltre che, pur accettando le vesti liturgiche, sempre che non siano troppo sgargianti ed ampollose, quando sacerdoti e vescovi compiono i sacri riti, non sono invece favorevolmente impressionato quando gli ecclesiastici che partecipano a cerimonie civili o semplicemente di carattere sociale, abbondano in tonache rosse o nere con filettature rosse in mezzo a persone in giacca e cravatta o semplicemente vestite come tutti.

Non sono per nulla convinto che il bene della Chiesa e l’affermarsi del messaggio evangelico dipenda da questo folklore ecclesiastico, ma è pur vero che provo lo stesso sentimento e sono tentato di valutare alla stessa maniera certe vecchie signore o onorevoli signori che si rifanno nel vestire più all’ottocento che al terzo millennio.

La Chiesa che sogno veste più poveramente e in maniera più simile alla gente del nostro tempo.

Ripeto che questo aspetto della vita della Chiesa è estremamente marginale, però arrischia che l’opinione corrente non la collochi nel presente, o peggio ancora nel futuro.

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