Elemosina o non elemosina?

In merito all’elemosina – perché l’offrire 5 o 10 euro a chi ti chiede di aiutarlo non credo che possa essere considerato un gesto che fa parte della carità cristiana o della virtù civile della solidarietà – finora ho sempre agito rifacendomi a due punti di riferimento che, a livello formale, si contrappongono, criteri che mi sono stati donati da due persone che meritano stima perché autorevoli.

La prima “sponda” è quella offertami dal mio “maestro” a livello pastorale. Mi diceva mons. Vecchi, prima mio insegnante e poi mio parroco: “Vedi, don Armando, fare l’elemosina al povero che ti chiede aiuto è certamente buona cosa, ma se tu costruisci un’opera a favore di chi è in difficoltà, non aiuti solamente una persona e per una sola volta e in maniera esaustiva, ma offri aiuto a chi ha quello specifico bisogno per almeno cento o duecento anni e in maniera più consistente e più esaustiva”.

Questa dottrina, e soprattutto l’esempio, di mons. Vecchi, mi ha dato la possibilità di offrire 315 alloggi per 99 anni con la possibilità di aggiungere altri 99 anni ai concittadini che hanno bisogno di alloggio.

La seconda “sponda” me l’ha offerta “una piccola sorella di Gesù” che io un giorno ho invitato a pranzo. Quel pranzo, almeno due o tre volte, è stato interrotto da questuanti che chiedevano l’elemosina. Chiesi a quella donna di Dio che aveva scelto di condividere la condizione di vita dei più poveri, che cosa pensasse in merito all’elemosina. Questa splendida religiosa si schernì dicendo che io avevo più esperienza, ma su mia insistenza mi disse: “Vede, padre, anche un piccolo gesto, che pur non risolve il bisogno, rappresenta sempre un segno di amore e di fraternità che fa sempre del bene a chi lo riceve e a chi lo offre”.

Non aveva torto neanche lei. Motivo per cui mi trovo nella situazione dell’asino di Bulidano. Alla mia tarda età non so ancora quale soluzione prendere. L’ultimo imbroglio in cui sono caduto è stato l’altro ieri, quando un signore in malearnese mi supplicò di dargli qualcosa, dicendomi che abitava nella mia vecchia parrocchia in via Sappada. Gli diedi 20 euro, un po’ malvolentieri perché sto risparmiando per il “don Vecchi 5”. Ho fatto delle ricerche, ma in via Sappada nessuno ha mai visto il mio “povero”.

Dovrei aver ricevuto una buona spinta per la prima soluzione, sennonché ieri, ad un postulante a cui do 15 euro settimanali, quando mi chiese un’aggiunta per una medicina, rifiutai. Ma ho detto messa con un magone, quasi che Gesù, che tenni tra le mani, fosse imbronciato perché non l’avevo accontentato.

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