Devo ripensare al mio giudizio sul Movimento cinque stelle

Un paio di settimane fa, nel piano della campagna elettorale per le amministrative, avendo visto alla televisione ed ascoltato qualche momento e qualche battuta di un comizio di Beppe Grillo, il comico genovese, ho provato un sentimento di totale rifiuto. Grillo m’è parso un istrione, un vendivento, un ciarlatano da fiera.

Anche ora, pensando al suo modo di arringare la numerosa folla che assisteva al suo spettacolo da circo, provo la stessa sensazione di fronte al suo modo assolutamente insolito di tenere un comizio.

Forse frettolosamente mi sono accodato ai politici professionisti che hanno tentato di squalificarlo affibbiandogli l’etichetta di leader dell’antipolitica.

Ero e sono preoccupato che si diffonda l’idea che il dedicarsi alla politica sia un’attività losca, quasi da magia, e che in assoluto sia una cosa sporca. Mentre il dedicarsi al servizio di interessi della cosa pubblica e non solamente personale, è una scelta veramente nobile ed altruista. Almeno su questo sono d’accordo con Napolitano, pur con tutte le precisazioni ch’egli sempre non manca di fare.

Poi è venuto il successo del Movimento a cinque stelle e il trionfo a Mira dove un “ragazzino” poco più che ventenne ha soffiato il posto al sindaco della roccaforte rossa nella quale i comunisti hanno regnato indiscussi da più di sessant’anni.

Stamattina (quando è stata scritta questa riflessione, NdR) su “Il Gazzettino” c’era la foto dei componenti della nuova giunta: mi è sembrata l’immagine di una squadretta amatoriale di calcio che immortalava una vittoria ottenuta nel campetto della parrocchia: volti giovanili, aperti, sorridenti, nei quali non si scorgevano per nulla le preoccupazioni per il bilancio, le alleanze e le scelte politiche.

L’apprendere poi che i costi della campagna elettorale assommavano a qualche centinaia di euro, che la festa della vittoria s’è fatta consumando qualche panino; apprendendo che si attiveranno la riduzione dei funzionari comunali, la riduzione dello stipendio del sindaco e dei suoi assessori, mi sono trovato a ripensare ai miei giudizi frettolosi e forse condizionati dal modo di fare dei volponi della politica malsana.

Certo questi ragazzi ne avranno di ostacoli da superare, di tentazioni da vincere. M’è tornato alla mente, con preoccupazione, il protagonista del romanzo “E le stelle stanno a guardare”, un minatore che riesce a farsi eleggere parlamentare del Regno Unito, ma viene fatto ricacciare dai furbi, sconfitto, nelle viscere della terra, mentre le stelle, fredde e beffarde, guardano dall’alto la sua sconfitta.

Non sia mai così. Ho deciso di dire una preghiera assieme a don Gino, il parroco di Mira, perché questo non avvenga ai ragazzi della sua parrocchia.

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