Ancora sulla polemica delle campane

Ho seguito con curiosità ed indignazione la polemica del suono delle campane. La mia partecipazione agli eventi che riguardano la mia chiesa non è mai disattenta e rassegnata. Sono di natura polemico ed interventista. Ho scritto più volte che ho sempre ammirato i giovani di Comunione e Liberazione perché non sono mai passivi e soprattutto nel settore della scuola, che è un loro specifico campo di azione, sono non solo presenti, ma quanto mai attivi.

Fui ammirato ed orgoglioso quando la feccia de “La Sapienza” impedì al Papa di parlare in quell’università, quando il mattino dopo i ciellini erano già agli ingressi dell’ateneo a denunciare con i volantini la meschinità di certi loro colleghi. La passività, la rassegnazione per il quieto vivere, il subire gli affronti senza reagire, non riesco né ad approvarli né ad accettarli.

Quando ho visto su “Il Gazzettino” che il giovane parroco di Carpenedo, a differenza della diplomazia curiale, aveva scritto: “Non le nostre campane facciamo tacere, ma facciamo zittire quei venti-trenta atei militanti che nella nostra città non hanno diritto di imporre le loro idee sulla stragrande maggioranza della popolazione”, ho pensato subito anch’io che non meriti troppa attenzione neanche quel certo numero di poltroni e di pigri ai quali non dà fastidio il rumore delle auto, ma solamente il concerto armonioso delle nostre campane, né credo si debbano prender troppo in considerazione i tecnici dell’Arpav che avrebbero ben motivo di cercare altrove le fonti dell’inquinamento acustico, invece di occuparsi di multare la musica delle campane.

Scrissi già che quando ero parroco avevo due parrocchiane che telefonavano “a nome di tutti”, come dicevano loro, per il fastidio che provocavano le mie campane. Dissi loro che le campane suonavano a Carpenedo fin dall’anno mille e perciò, quando hanno acquistato casa dovevano tener conto che l’acquistavano in un determinato contesto urbanistico. Io poi che “conoscevo i miei polli”, ben sapevo che non era il suono delle campane, ma quel che esse rappresentavano che infastidiva i loro sonni e le loro coscienze.

Una se n’è andata e l’altra si è rassegnata, perché io, memore del patriota italico Pier Capponi che affermò “…e noi suoneremo le nostre campane!”, ho continuato a suonarle e di gusto!

Romano Guardini ha scritto un bel volumetto sul valore dei “santi segni”, uno dei quali è il suono delle campane che sono la voce della comunità cristiana e che fanno memoria delle meraviglie di Dio.

Venuto a sapere della sottoscrizione di don Gianni, mi sono recato di buon mattino a mettere il mio nome sulla “contropetizione” e ad offrirmi a tirare le corde nel campanile se fosse necessario.

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