Il naufragio della nostra classe politica

Mi piaceva quando Papa Roncalli, da studioso della storia, non solo della Chiesa, ma anche dell’umanità, ci faceva delle considerazioni ricche di sano realismo, ma anche di ottimismo, a proposito del domani. Mi confortava come egli leggesse i tempi come una tensione ascensionale e come interpretasse come passaggi obbligati, ma anche favorevoli, le anse cupe e buie degli avvenimenti. Papa Roncalli, che conosceva bene l’uomo, rimaneva tutto sommato, ottimista, perché interpretava in positivo anche le pagine deludenti della vita.

Questi pensieri mi sono di conforto in questi tempi in cui pare che la classe politica, che tutto sommato è l’espressione più significativa ed appariscente della società contemporanea, stia letteralmente naufragando sotto una frana di melma.

Da Tangentopoli in poi c’è stato un crollo continuo dei bastioni della politica. La malattia del malaffare, dell’imbroglio, dell’approfittarsi del bene pubblico è come una pestilenza latente, ma che in maniera subdola sta minando valori e persone che esprimono a livello politico il nostro Paese.

Cominciarono i cosiddetti “cattolici” della democrazia cristiana. Li ho ancora presenti sotto le accuse incalzanti dei pubblici ministeri; poi toccò ai socialisti il cui leader, Craxi, si salvò dalla galera soltanto perché fuggì all’estero.

A quei tempi pareva che i fascisti, che non erano al potere, rimanessero puliti, ma non appena ci arrivarono con Fini ci rimisero subito la faccia. I comunisti da sempre hanno ricevuto fiumi di denaro dal monopolio delle società che commerciavano con l’Europa dell’Est. Il “centralismo democratico” salvò loro la faccia, tanto che Bersani, fino a qualche mese fa, arrivò a parlare della superiorità morale del partito democratico sugli altri schieramenti politici, sennonché le ruberie del suo segretario a Milano tolsero la maschera formale anche a questo partito.

Rimaneva in piedi solamente “La Lega”, che non cessava di insultare “Roma ladrona”, sentendosi vessillifera del “candore e della verginità” del nord del Paese e della Padania in particolare. Ma in questi ultimi giorni è caduto anche l’ultimo bastione dell'”impero” dei partiti con l’incalzare degli scandali e dei pubblici ministeri.

La caduta di “Sebastopoli” ha segnato la fine di un’era. Avevo già sentito parlare della fame dei leghisti di occupare tutte le poltrone che si rendevano disponibili, a dir loro per instaurare una sana amministrazione, ma non credevo proprio che anche questo movimento fosse caduto tanto in basso.

Ed ora? Speriamo che si mandino a casa tre quarti di Parlamento e Senato, almeno saranno in meno a rubare!

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