Il furto al Don Vecchi

Nota della redazione: questo intervento, come gli altri, risale a un paio di mesi fa.

Stamattina, mentre avevo appena aperto la porta della mia “cattedrale prefabbricata”, mi ha raggiunto una telefonata concitata di suor Teresa: «Hanno portato via la cassaforte!»

Presso la segreteria del “don Vecchi”, fin dalla sua apertura, abbiamo comperato una cassaforte del peso di più di due quintali, per mettervi qualche documento e soprattutto il denaro contante che si riceve per i motivi più diversi.

Sette, otto anni fa avevano pure rubato, nottetempo, la cassaforte del “don Vecchi” con dentro tutte le chiavi degli appartamenti. Per nostra fortuna quei ladri sono stati sfortunati, perché devono aver lavorato una notte per racimolare appena 500 euro, ma “onesti”, perché han lasciato in un campo di Dese la cassaforte inservibile, ma con tutte le chiavi dentro.

Stamattina si è ripetuto il furto, senza che nessuno dei 230 residenti se ne sia accorto.

Il furto della cassaforte per il piccolo borgo di anziani del “don Vecchi” ha rappresentato un avvenimento di cronaca nera, da scrivere con un titolo a cinque colonne sugli annali del Centro: supposizioni, commenti, preoccupazioni e suggerimenti a non finire.

Fortunatamente al “don Vecchi” non ci sono che vecchie signore ultraottantenni da rubare e perciò penso che non sia una merce molto ambita anche tra le categorie più scalcinate di ladri.

Purtroppo il bottino questa volta è stato, per pura coincidenza, più rilevante ed ha portato in tutti, me compreso, una nota di amarezza e di sconcerto. Con tante banche, con tanti supermercati dove i ladri avrebbero trovato ben di più, perché venirsi a sporcare le mani con i soldi dei vecchi più poveri della città?

Un certo isterismo stava montando tra la nostra popolazione, tanto che sentii il dovere di minimizzare le cose, dicendo che siamo assicurati e che è meglio essere derubati che ladri. In questo processo di rasserenamento mi ha aiutato quanto mai il racconto di Victor Hugo nel suo splendido romanzo “I miserabili”. Il santo vescovo, ai poliziotti che erano riusciti ad acciuffare il forzato con il bottino rubato, disse: «Ho piacere che mi abbiate portato questo signore, al quale ho donato i miei candelieri d’argento, perché mi dà l’opportunità di dargliene un paio che si è dimenticato di portare con sé».

Io non sono arrivato a tanto, ma se penso che dei concittadini hanno avuto il coraggio di rubare i pochi risparmi di vecchi poveri da una struttura che è nata e vive solamente per aiutare in tutti i modi il prossimo, non posso che avere pena e pregare per questi poveri ladri, nel senso più vero del termine.

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