Voglio bene e sono riconoscente a San Tommaso!

Qualche settimana fa la Chiesa ci ha fatto leggere quel conosciutissimo brano del Vangelo in cui si parla dell’incredulità dell’apostolo Tommaso. Per tutta la settimana dopo Pasqua le pagine di Vangelo proposte alla meditazione dei fedeli riguardano sempre apparizioni di Gesù Risorto.

La domenica della seconda settimana dopo Pasqua il Vangelo di Giovanni inquadra gli apostoli, pieni di paura e forse delusi, rintanati nel cenacolo con le porte sprangate per paura dei Giudei. Gesù appare loro, li rassicura, li rincuora, poi, perché non pensassero di aver preso un abbaglio, mostra loro le mani segnate dalle cicatrici dei chiodi e la ferita del petto trapassato dalla lancia di Longino.

La gente da sempre si sente ripetere il dolce rimprovero che Gesù fa a Tommaso, perché non essendo egli stato presente a questa apparizione, dimostra di essere assai scettico sulla versione offertagli dai colleghi sull’intervento del loro Maestro.

Penso che i miei fedeli s’aspettassero il solito discorso sull’incredulità di Tommaso. Quindi cominciai il sermone dicendo che io non solo ammiro, ma anzi sono riconoscente a Tommaso perché per me, almeno in questa occasione, era stato forse il più onesto e il credente più serio tra altri discepoli. Il mio popolo drizzò subito le orecchie e, stupito, si mise ad ascoltarmi con ancor più attenzione del solito.

Continuai dicendo: «Voglio bene, ammiro e soprattutto sono riconoscente a Tommaso per tre motivi. Primo: Tommaso è un credente che cerca sul serio. Una fede senza un supporto razionale è una fede inconsistente e non umana. La fede ha assoluto bisogno di una continua ricerca e di motivazioni aggiornate. Tommaso dimostra di essere una persona seria, non superficiale e, meno che meno, un credulone bigotto.

Secondo: il suo scetticismo, e rigore morale mi è di garanzia sulla veridicità della notizia dell’incontro col Risorto da parte degli altri apostoli. La narrazione della Resurrezione presenta abbastanza di punti oscuri, contraddizioni ed abbagli, perciò la parola dello scettico Tommaso mi rassicura quanto mai.

Terzo: l’atto conclusivo della ricerca di verità di San Tommaso mi commuove e m’è quanto mai edificante. Quel buttarsi in ginocchio e quel suo “Dio mio e Signor mio” si sente che gli nasce dal cuore ed è un’espressione autentica e profonda di fede. Se la confronto con il “credo” un po’ plateale di San Pietro, la sera della cattura di Gesù, scelgo mille volte il “Dio mio e Signor mio” di san Tommaso».

Alla fine dell’omelia ho avuto l’impressione che le 240 persone presenti abbiano seguito l’esempio di san Tommaso ed abbiano ribadito la loro fede nel Signore Risorto.

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