“Chi semina nel pianto raccoglie nella gioia”

Qualche settimana fa me ne stavo solo soletto nella piccola sagrestia della mia “cattedrale” prefabbricata, da duecentocinquantamila euro, quando una signora, dall’apparenza ancor giovane, è entrata, dato che la porta era aperta. Pensavo che volesse ordinare una messa per i suoi defunti, invece mi disse che era passata solamente per salutarmi.

Mi capitano di frequente queste visite impreviste ed inaspettate di persone che l’atmosfera del cimitero spinge ad entrare in chiesa e sentire il bisogno di parlare con un sacerdote.

Fin dall’inizio del dialogo ebbi l’impressione che mi conoscesse bene perché parlava con un tono confidenziale. Pian piano compresi che ella mi aveva incontrato più di mezzo secolo fa. Disse di avermi conosciuto nella chiesetta di via Torre Belfredo e, sorridendo, soggiunse che aveva settant’otto anni.
Volli conoscere questa donna.

Il lontano ricordo del giovane prete di allora s’era coniugato con la lettura del mio diario, perciò mi sentiva come un prete amico a cui poter confidare le proprie vicissitudini.

Ella da giovane apparteneva ad un gruppo di ragazze poco più che adolescenti che si incontravano nella casa di riposo e che avevano come assistente spirituale un vecchio prete, un certo don Giovanni. Era un prete di poche risorse intellettuali, ma di grande fede. Lei se lo ricordava con tanto affetto e stima.

Ricordammo assieme una massima che ripeteva come il fondatore dell’ordine religioso che prese il nome dagli inviti che rivolgeva ad ogni occasione: “Fate bene, fratelli!”. Così il prete della Salute di mezzo secolo fa era invece noto, perché ogni discorso era inframmezzato da queste parole: “Bisogna diventare santi, grandi santi, presto santi!”.

Non so se la mia interlocutrice, provata dalla vita, specie per la salute quanto mai precaria di una sua figlia, sia diventata santa, comunque quel monito ho avuto l’impressione che sia rimasto un punto fermo al quale s’aggrappava nelle sue difficoltà.

Mi disse che le erano di conforto “Le confessioni di un ottuagenario”, che lei ravvisava nei miei scritti. «Mi danno serenità – diceva – mi aiutano, mi pare di sentirla vicina e mi incoraggiano quando sono disperata».

Chiacchierammo per una buona mezz’ora, prima del passato in via Spalti, quando c’erano le suore e le orfanelle, poi del suo presente, ancora più difficile. Mi salutò con tanto affetto, commossa, rinnovata da questo incontro più che amichevole, fraterno. Una volta ancora compresi che bisogna sempre seminare, con fiducia, ricordando il salmo che afferma che “chi semina nel pianto raccoglie nella gioia”.

Penso che anche don Giovanni, il vecchio prete della Salute, sarà stato contento dell’incontro di questa sua “ragazza” col vecchio prete di oggi, ancora convinto che non bisogna mai lesinare nella semina.

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