La “Biennale di arte sacra” al don Vecchi di Marghera

E’ riuscita la prima edizione della “Biennale di arte sacra” presso la galleria del Centro don Vecchi di Marghera, come sempre, però m’ha fatto penare; non è una novità, io temo sempre per la riuscita delle mie “imprese”.

Inizialmente la risposta degli artisti tardava, s’avvicinava il termine per la presentazione e il numero delle opere pervenute era ancora assai scarso. Sennonché per la data fissata, arrivarono più di sessanta dipinti, molti dei quali di un certo pregio artistico, tanto che siamo convinti che l’iniziativa sia totalmente riuscita.

Il prof. Giulio Gasparotti, che è il decano dei critici del Veneto, assistito dalla dottoressa Cinzia Antonello, laureata in arte, hanno valutato attentamente i dipinti pervenuti, scegliendone 30 per la mostra, premiandone cinque e segnalandone altri cinque come meritevoli di particolare attenzione.

La Biennale l’ho fortemente voluta e l’ho voluta per motivi pastorali e più ancora per motivi religiosi. Ormai il discorso sulla teologia della bellezza si sta rapidamente diffondendo. Iddio si manifesta ed è anche facilmente riconoscibile ed adorabile attraverso l’armonia e la bellezza. Il bello diventa non solamente l’ostensorio di Dio, ma anche la sua diretta manifestazione.

Mi sono impegnato per questa biennale d’arte sacra perché solo gli artisti d’oggi possono dare al sacro, un volto comprensibile e rispondente alle attese dell’uomo del nostro tempo.

Il tema della mostra è stato “Maria di Nazaret”. Ho sempre ritenuto che la Madonna, che vive in cielo e accanto a noi, non la dobbiamo vestire con gli abiti di tre, quattro secoli fa, e non possiamo immaginarla con un tipo di bellezza legato al cinquecento o al settecento.

Terzo, e non ultimo, motivo è stato quello che come ci dovrebbe essere una pastorale del mondo del lavoro, del turismo o dell’agricoltura, così, a maggior ragione, dovrebbe essere posta in atto anche una pastorale specifica per il mondo dell’arte.

Chi ci pensa oggi a questo mondo così interessante, intelligente e sensibile, un mondo che ci può offrire la sovrana bellezza dei colori e delle forme?

Tornando in macchina per accompagnare il dottor Gasparotti a casa, abbiamo rievocato tante bellissime esperienze fatte assieme in questo settore, le amicizie nate con i migliori artisti della nostra città in questo scorcio di secolo.

Mi addolora e mi riempie di malinconia non essere stato capace di trasmettere a nessuno dei giovani preti la consapevolezza che anche l’arte gioca un suo ruolo nel salvare l’uomo dalla volgarità, dalla meschinità e dal pericolo del brutto. Spero che qualcuno raccolga questa esperienza della Biennale che può offrire la possibilità di cucire lo strappo avvenuto fra arte e fede.


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