Riflessioni di compleanno

Il quindici di marzo, giorno tragico per Cesare, è un giorno preoccupante anche per me, perché quel giorno ho compiuto 83 anni. Non mi par vero, ma è così!

Ho ricevuto un sacco di auguri, di fiori, di abbracci, di regali e di complimenti: perché porto bene i miei anni, perché non sembra che li abbia e perché, a detta dei più, sono ancora necessario. Tutte care bugie! Ho gradito quanto mai ogni segno di affetto, anche il più piccolo. Mi ha fatto bene sentire tanta simpatia, tutto questo mi ha incoraggiato a far del mio meglio, comunque ho preso ulteriore coscienza della mia età avanzata, del fatto che ho un sacco di acciacchi e soprattutto che rimango in piedi solamente perché i medici mi sorreggono con tanti “tutori” che oggi chiamano medicine.

La mia vita è ora un po’ fittizia, artificiale e, in parte, bionica. In questi giorni che hanno ruotato attorno al mio compleanno, più volte mi è venuta in mente la trama di un bel film che ho visto qualche anno fa. La vicenda della pellicola riguarda la vita e le imprese guerresche del Cid, il famoso condottiero della Spagna al tempo dell’invasione dei “mori” nei riguardi della cristianità.

A quei tempi l’Islam tentava di espandersi negli stati cristiani per mezzo delle armi, mentre ora sta invadendo l’Europa imponendo la cultura e la religione della mezza luna in maniera pacifica, ma con più efficacia e maggiori risultati.

Il leggendario guerriero che guidava in maniera irruente le cariche della cavalleria delle schiere cristiane, fu colpito a morte da una freccia nemica. La sua morte, però, fu tenuta nascosta ai combattenti della croce per non scoraggiarli, essendo il Cid il comandante leggendario che era solito guidarli alla vittoria.

Di fronte ad una battaglia che doveva essere risolutiva, i luogotenenti delle schiere cristiane issarono sul cavallo il cadavere dell’intrepido condottiero e con un marchingegno lo caricarono in groppa al destriero tenendolo ben dritto sulla sella e poi frustarono il cavallo per condurre i cavalieri alla carica definitiva al grido: “Per la croce, con il Cid!”

Ho l’impressione che ora, in certe scaramucce nostrane per realizzare il “don Vecchi 5”, io sia ridotto a un poco più del Cid di Spagna, ossia sia rimasto un simbolo, ma solamente un simbolo che ricorda tante battaglie per la solidarietà e fortunatamente anche con qualche piccola vittoria.

Se, nonostante tutto, mi portano avanti come una bandiera, anche se in maniera artificiosa, per ottenere qualche risultato positivo, sono contento anche di questo, se posso essere utile alla causa.

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