Il gallo che mi fa la predica al mattino

Di natura sono un uomo metodico, mi pare che l’osservare un orario sia quasi un mettermi in un binario per giungere nei tempi esatti ai vari appuntamenti della mia vita di vecchio prete in pensione.

La sveglia suona alle 5,45, pulizie personali, rifacimento del letto, recita del breviario, breve meditazione, colazione e alla 7,30 ingresso nella mia cattedrale ancora dormiente tra i vecchi cipressi.

Ora alle 5,40 è ancora buio. Il grande campo prospiciente al mio terrazzino se ne sta sdraiato, muto ed incolore. Al mattino però non c’è solamente la coltre scura che copre linee e colori, che con l’aurora si ravvivano, ma si avvertono suoni e rumori che durante la giornata non mi capita mai di avvertire.

Si sente dalla bretella dell’autostrada di via Martiri della Libertà, un brontolio sordo e costante delle macchine e dei camion sempre in movimento. Ogni tanto sovrasta questo rumore cupo lo sferragliare del treno della ferrovia che passa abbastanza rapido, ma soprattutto aspetto con trepida attesa il canto del gallo di una piccola fattoria che ha qualche campo coltivato vicino al don Vecchi.

Deve essere un piccolo gallo perché il suo canto giunge flebile, ma ben distinto.

Da più di cinquant’anni non sento il cantare del gallo che nella mia infanzia era tanto gradito, gioioso e familiare.

Ogni mattina il canto del gallo mi fa pensare al tradimento di Pietro col rimprovero di Gesù, ma soprattutto, penso con preoccupazione, durante il nuovo giorno, di non essere capace di dare una testimonianza coerente, coraggiosa e limpida della mia fiducia della parola di Cristo.

Il gallo del mattino mi turba, mi stimola in maniera più efficace dei salmi e delle riflessioni del libro di meditazione.

Spero tanto che la padrona di casa non finisca di tirare il collo al gallo che mi fa la predica al mattino!

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