Quel commiato contestato

In questi giorni mi è capitato un inconveniente che mi ha messo a disagio e mi ha provocato alquanta amarezza, anche perché la stampa locale, che s’è occupata della cosa, ha pubblicato la notizia in modo assolutamente distorto.

Mi era stato richiesto di celebrare un funerale da parte di un’impresa funebre che è nota per il suo pressapochismo e la sua faciloneria interessata. Acconsentii anche perché questo, oggi, è il mio ministero specifico. Sennonché nella tarda vigilia di quella celebrazione, mi accorsi di un titolo a cinque colonne sulla stampa cittadina, che ne aveva montata la vicenda. C’era pure tanto di foto della chiesa di un mio collega il quale, dopo aver fissato il funerale, si era accorto che il richiedente intendeva spargere le ceneri in laguna, come gli attuali provvedimenti del Comune ora permettono e aveva rifiutato di celebrarlo perché, secondo lui, l’autorità religiosa non permetteva simile prassi.

Da un lato mi spiaceva, pur inconsapevole, di fare ciò che un collega, per motivi comprensibili, aveva rifiutato, e dall’altro mi misi nei panni di quel povero marito che aveva già avvertito parenti e amici, e poi aveva dovuto disdire l’appuntamento per il commiato della sua povera moglie che aveva percorso una lunga via Crucis. Rifiutando, avrei mandato a monte, per la seconda volta, la cerimonia a poche ore dalla data fissata.

Ci pensai un istante e optai per l’uomo piuttosto che per le rubriche, per i giudizi malevoli che avrei avuto dai colleghi e per l’opinione pubblica.

Ripeto che il mio non è stato un atto di menefreghismo delle regole, pur essendo io poco amante di esse, ma che in questo caso assolutamente ignoravo, né fu una scelta di dissociarmi dai colleghi, ma soltanto di comprensione per quel poveruomo ignaro delle sottigliezze liturgiche e delle discrepanze tra le norme comunali e quelle ecclesiastiche.

Ho fatto la mia scelta in umiltà e nella sola intenzione di cercare il bene dell’uomo e della comunità cristiana, disposto a pagare il prezzo di questa “disobbedienza” formale.

Di certo l’episodio mi ha costretto a riflettere e prendere interiormente posizione sulle rubriche liturgiche circa il “luogo sacro”. Non so se chi ha vergato quella presunta norma, che ora pare sia superata, abbia mai visto il fango, le pozzanghere, i rimasugli delle rimozioni precedenti del terreno del nostro cimitero in cui si seppelliscono i nostri morti, per poterlo definire “luogo più sacro” dell’acqua del mare infinito o dei monti solitari.

Il “centralismo” liturgico mi pare sia una piaga come ogni forma di decisionismo dall’alto. Mi pare che sia tempo, soprattutto per queste cose estremamente marginali alla religione e alla fede, di permettere che la gente faccia le sue scelte con semplicità e libertà.

L’uomo di oggi non è più un “bambino” e, meno che meno, un cagnolino da tenere al guinzaglio. Per quel che mi riguarda mi impegnerò a battermi perché ci sia più rispetto per i fedeli e i preti relativi.

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