I “comitati del no”

Quando ero bambino la mia gente nutriva un estremo disprezzo per “gli uomini che si fanno comandare dalle donne”. Certamente questo era ancora un antico retaggio della cultura maschilista imperante, soprattutto in campagna, fino a mezzo secolo fa. Ora non so come vadano le cose, ma credo che la mentalità sia cambiata anche nei paesi di campagna.

A dire il vero, quando mi capita di vedere qualche bisbetica di donna che tratta il marito come un cagnolino e gli comanda a dritta e a manca, la cosa non mi esalta, anzi provo disistima per quel poveruomo che non reagisce ai capricci, al fare smorfioso, arrogante e poco rispettoso di queste presunte superdonne che schiavizzano chi vuol loro bene e sfruttano questo amore per imporre le loro bizze.

Un qualcosa di simile lo provo anche per i reggitori delle comunità più vaste della famiglia: Comune, Regioni e lo stesso Stato.

Mentre butto giù queste mie note è appena terminata “la guerra” del “no Molin”, una furia invece quella del “no Tav” in Val di Susa. Comprendo i valligiani, attaccati ai loro prati e ai loro boschi, ma non comprendo punto i giovani incappucciati che, come soldati di ventura, si spostano, si arruolano per combattere, da mercenari della violenza, la guerra di turno.

Meno che meno poi comprendo la polizia che non ne fa qualche retata di tre o quattrocento al colpo e li mette nelle patrie galere, quanto mai adatte a far sbollire i roventi spiriti.

Non comprendo lo Stato che non interviene in maniera massiccia ed efficace.

In questi giorni i giornali hanno plaudito all'”eroico” carabiniere che, imperterrito, ha ascoltato le sciocchezze, i vaniloqui di un giovane contestatore; io l’avrei ammirato molto di più se avesse usato decisamente il manganello che aveva in dotazione.

Oggi non si fa che ripetere il valore sacrosanto delle regole, delle leggi che il popolo sovrano ha promulgato per il bene della collettività, mentre poi si permette che della gente dissennata, che dei perditempo cronici e violenti, sbarrino le strade, impedendo il lavoro delle gente per bene e creando danni quanto mai consistenti.

Oggi “i comitati del no” nascono come funghi e sentenziano su tutto, facendo perdere tempo e denaro.

Noi del “don Vecchi” siamo stati fortunati, perché il locale comitato “non antenna”, bontà sua, “ci permette” di fare il nuovo Centro, ma lontano dal quartiere, e mi tocca poi vedere che l’amministrazione comunale si adegua a tanta prepotenza e a tanta insensatezza nei riguardi del bene comune!

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