E’ duro toccar con mano la disperazione dei disoccupati!

Credo che nella mia lunga vita di prete abbia potuto contare a migliaia le persone che mi hanno chiesto una raccomandazione per trovare un posto di lavoro. Da quanto ricordo trovare un posto di lavoro non è mai stato facile. Un tempo poi tutti erano convinti che la raccomandazione di un prete fosse più che sufficiente per essere assunti. Non fu mai così, comunque ho sempre cercato di accontentare questa povera gente che ricorreva a me fiduciosa, tentando di essere il più convincente possibile, personalizzando al massimo le mie presentazioni e le mie richieste.

Talvolta però suggerivo: “Per cercar lavoro ritieniti assunto otto ore al giorno per bussare alle porte più disparate, vedrai che in otto giorni al massimo troverai chi ti assume”, convinto che mentre è facile cestinare una domanda o metterla sul mucchio, è molto più difficile, anzi quasi impossibile, cestinare una persona!

Ora non ho neppure più coraggio di fare queste proposte, perché sono certo che è praticamente impossibile che un datore di lavoro s’accolli uno stipendio, per quanto modesto, se non ha necessità di questo lavoratore. Confesso però che finché questi discorsi sono teorici, essi fanno male, ma riesci a voltar pagina, ma una volta che ti trovi di fronte a delle persone in carne ed ossa che affermano: “Mi hanno detto che lei può far qualcosa per me”, allora ti senti proprio sgomento e perduto.

Qualche giorno fa dei signori mi chiesero di potermi incontrare. Scoprii che erano due sposi relativamente giovani con una bimbetta di tre, quattro anni. Mi raccontarono la loro triste storia: l’una perse il posto mentre era in maternità, l’altro per la riduzione del personale della piccola azienda presso cui lavorava. Lui era di Roma, lei di Gorizia. Scorsi la disperazione nei loro occhi. La disperazione dal vivo è cosa veramente terribile!

Mentre parlavamo la bimbetta, fortunatamente inconsapevole, giocherellava nei grandi spazi della hall.

Promisi che avrei parlato con due aziende che lavorano per il Centro. L’ho fatto, ma senza risultati. Non sapendo più cosa dire, offrii l’assistenza alimentare, pur sapendo benissimo quanto sia parziale e quasi insufficiente per il bilancio famigliare. Loro però erano già ricorsi al nostro Banco alimentare.

S’allontanarono con dignità e rispetto, ma quel dramma mi fa soffrire più dell’influenza che quest’anno mi ha colpito duramente e dalla quale non riesco ad uscire. Nelle mie preghiere aggiungerò un’Ave Maria per loro, perché sono più che mai convinto che solo Dio li può aiutare.

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