Ai giovani bisogna dire onestamente come stanno le cose

Di solito prendono la parola e si fanno ascoltare soprattutto quelli che sanno parlare. Il guaio è che, quasi sempre, quelli che sanno parlare e non sanno fare che quello e nient’altro. E tutti sanno che con le chiacchiere non si produce ricchezza e, meno che meno, benessere alcuno.

Recentemente ho assistito alla televisione ad una di quelle tante manifestazioni di giovani che hanno quasi sempre, come spina dorsale, quella dei centri sociali, che gridavano a gran voce, contro la società: “Ci avete rubato il futuro!”.

Lo slogan, come tutti gli slogan, era una battuta ad effetto, non dico di no, ma, almeno per me, appariva assurdo. Pareva che per quei giovani scalmanati la “società” fosse quasi una ricca signora ingioiellata e piena di soldi che non so con quali artifici fosse stata così avida ed astuta da rubare ai giovani un bene così prezioso qual è il domani.

A mio modesto parere, fino a prova contraria, la società siamo noi: vecchi, giovani e adulti. Quindi il problema del futuro delle nuove generazioni dobbiamo risolverlo noi, ma anche, e soprattutto, i diretti interessati: i giovani.

Mi vien rabbia che non ci sia mai qualcuno di chi comanda, Napolitano in testa, che dica: “Cari ragazzi, datevi da fare, studiate, imparate, preparatevi e poi cercate! E’ finito il tempo della `pappa fatta’ e del posto sicuro fuori dalla porta di casa!”

Sbagliano di certo i giovani perdendo tempo con le chiassate inutili, sporcando i muri e rompendo le vetrine di chi il lavoro se l’è creato. Sbagliano ancor di più gli adulti e i governanti che perdono tempo ad ascoltare queste pretese assurde ed impossibili. E’ tempo che siano onesti con i giovani, dicendo loro: “E’ vero che la vita presenta delle difficoltà, ma voi avete dentro le risorse per superarle”.

Qualche anno fa è venuto al “don Vecchi” a salutare sua madre, che è pure mia sorella, uno dei miei tanti nipoti, un ragazzo quarantenne nato in campagna da un padre muratore, nipote che si è impegnato ed è arrivato ad essere un giovane comandante dell’Alitalia, uno di quei ragazzi non raccomandati, sacrificato dagli errori della politica. Ebbe una disoccupazione d’oro, ma a tempo determinato. I posti da pilota, oggi, non si trovano fuori dalla porta di casa. Una volta ancora si è rimboccato le maniche ed oggi è di nuovo comandante nella compagnia del Qatar degli emirati arabi.

Preoccuparsi dei giovani e donar loro un futuro non si risolve ascoltando i facinorosi, ma dicendo loro con onestà che il domani bisogna costruirselo da soli e non aspettarselo dallo Stato.

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