Frutta e verdura per i nostri vecchi

Non c’è quasi nulla che sia impossibile. Sono convinto che la rete di confine del possibile sia determinata dalla fede in Dio e dall’amore al prossimo.

Ormai tutti sanno che il criterio con cui accogliamo i nuovi residenti al Centro don Vecchi sono la precarietà delle loro finanze e dell’autonomie esistenziale. Prendiamo i più poveri e i più malandati sotto ogni punto di vista.

Ricordo che quando cominciai ad imbarcarmi nell’impresa dei Centri don Vecchi, chiesi consiglio ad un mio amico commercialista. Questo signore mi rispose senza esitazione: «Don Armando, punti esattamente sulla categoria che ha la pensione medio-alta». Per fortuna, e per grazia di Dio, feci esattamente l’opposto.

Però confesso che non è facile pagare la pigione, i costi condominiali, le utenze, le medicine con una pensione di 580 euro, e talvolta anche meno. Nei Centri don Vecchi una cinquantina di residenti sono in queste condizioni ed altri cento non superano i sette-ottocento euro mensili. Perciò ci siamo dati da fare per trovare fonti alternative e soluzioni che agevolano questi poveri vecchi.

L’ultima trovata è stata quella del chiosco di frutta e verdura. Forte dell’esperienza della Bottega solidale, ci siamo lanciati in questa impresa. La “capa” è una mia coetanea ottantatreenne che ripete a tutti che il Centro don Vecchi non è una casa di riposo ma “un centro benessere”. Il frate elemosiniere è Luigi, un meridionale capace di vendere “aria di Napoli in scatola”. Questo signore si è creato una piccola “compagnia di Gesù” e con alcuni suoi adepti parte verso le quattro e va a questuare frutta e verdura a Padova e Santa Maria di Sala; altri rimangono a casa a preparare “il mercatino”. Altri ancora offrono a 5 euro al mese la tessera che dà diritto a ritirare questa frutta e verdura di prima qualità tre volte la settimana.

Io non so se sia sant’Antonio o san Gennaro, ma fatto sta che, a giorni alterni, arrivano uno o due furgoni carichi di frutta e verdura. I vecchi clienti del “don Vecchi” la ritirano per loro, per i figli, per i nipoti e i pronipoti, perché se i vecchi dovessero mangiare tutta la frutta e verdura che ritirano, scoppierebbero come la rana di Esopo che voleva diventare grande come la mucca.

Il banco alimentare del “don Vecchi” ci mette il furgone e il gasolio, io aggiungo soltanto brontolamenti, minacce, lusinghe e mediazioni per la pace.

Questo servizio fornisce alimenti ai due Centri di Carpenedo, quello di Marghera, quello di Campalto, e contemporaneamente rifornisce il banco alimentare del Centro che assiste duemila poveri alla settimana.

Vedendo tanto ben di Dio provo solamente tanta tristezza al pensare che molte parrocchie se ne stanno infreddolite all’ombra del campanile ad aspettare “il sol dell’avvenir”.

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