Quelle lacrime non versate

Nel messale si trovano preghiere per tante necessità dell’uomo. Ricordo che quando partecipavo ai campi degli scout, nella celebrazione della messa, spesso adoperavo la colletta “ad petenda serenitatem”. Non so se chi ha scritto questa preghiera intendesse proprio invocare giornate di sole o se invece pensasse alla serenità dello spirito; io di certo intendevo chiedere al Signore condizioni meteorologiche favorevoli perché la vita al campo, sotto la tenda, col maltempo, era per noi adulti un vero supplizio: i bambini non riuscivano a cucinare, in tenda poi non riuscivano a muoversi, per cui i litigi erano più frequenti.

Ebbene, ricordo che in quei tempi scoprii, con notevole meraviglia, che c’era anche una preghiera per chiedere il dono delle lacrime. Suppongo che fosse stata pensata per ottenere il ravvedimento, il pentimento per le proprie colpe.

A distanza di anni mi viene da pensare che dovrebbe essere usata perché gli uomini del nostro tempo non inaridiscano tutti i sentimenti, non rimangano indifferenti di fronte ai drammi umani, alla sofferenza altrui, perfino alla morte delle persone più vicine.

Ripeto ancora una volta che a me capita alquanto di frequente di celebrare il funerale di persone molto anziane. Quasi sempre vengo a sapere che han passato gli ultimi anni della loro vita in case di riposo più o meno lontane dalla nostra città o nella propria casa con una badante extracomunitaria.

Spesso mi capita di accorgermi che partecipa al commiato ed è più addolorata la badante che i figli che avevano visitato i loro vecchi genitori solo molto saltuariamente e pensavano di aver assolto il loro dovere pagando la donna dell’est europeo.

Un tempo sembrava perfino che ci fosse un’esasperazione nell’esprimere il proprio dolore per la perdita di una persona cara, ora però pare che la fonte delle lacrime si sia inaridita, che ognuno pensi solo a sopravvivere in qualche modo e non voglia o non si senta per nulla coinvolto nella vita e nella morte dei suoi cari.

Ultimamente è morto il dittatore della Corea del nord ed ho avuto modo di vedere il pianto “disperato” di un popolo intero. Credo che quel pianto plateale sia stato imposto dal regime, ma da noi ormai anche la morte della propria madre sembra che lasci indifferenti le persone del nostro vecchio mondo. Questa non riesco proprio a pensarla come una conquista di civiltà.

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