Libertà di dissenso e fedeltà di collaborazione

Già nell’antica Roma avevano capito che era fatale che la gente criticasse chi è al governo di una qualsiasi realtà, tanto che si era quasi arrivati a codificare questo comportamento definendolo “jus mormorandi”.

Io mi avvalgo quanto mai di questo presunto diritto, definendolo quasi una virtù, ma faccio estrema fatica a comprenderlo, e peggio ancora ad accettarlo, quando sono gli altri ad avvalersene e a praticarlo nei miei riguardi. Quando infatti mi sento quasi impedito a governare la nave seguendo la rotta che ritengo la più giusta e talvolta anche l’unica praticabile, allora mi appoggio ad un’altra sentenza, che papa Giovanni ci ripeteva spesso per educarci ad una fiducia e ad una collaborazione aperta verso chi ricopriva la carica di guida e si prendeva la responsabilità della comunità: “Miles pro duce et dux pro victoria”. Il cittadino o il cristiano deve fidarsi e collaborare col capo e il responsabile deve impegnarsi per la buona riuscita.

Infatti, specie negli organismi un po’ grandi e complessi, solo chi è al vertice ha una visione completa della situazione e perciò è in grado di orientare i suoi collaboratori a raggiungere il bene della comunità. Questo discorso lo capisco fin troppo bene finché esso dovrebbe orientare il comportamento di chi collabora con me per gestire i trecento alloggi del Centro e per provvedere al bene di quel piccolo popolo di mezzo migliaio di anziani che vi abita; purtroppo avverto molto meno questo dovere quando dovrebbe sorreggere la mia collaborazione con chi mi sta sopra.

Credo che don Mazzolari, il prete che maggiormente ha influito sulla mia coscienza, abbia a proposito una soluzione teorica e poi ne abbia dato una testimonianza non solo convincente, ma anche comprovata dalla storia. A questo riguardo don Mazzolari, che papa Giovanni ha definito “la tromba di Dio nella bassa padana”, offriva il suo motto: “Liberi e fedeli!”. Quanta saggezza e quanta dignità umana e spirituale in questa massima! Libertà di giudizio, di critica, e perfino di dissenso, sempre rispettoso e teso al bene, ma poi comunque fedeltà e collaborazione.

Questo è il mio obiettivo e il mio proposito nei riguardi di “chi mi sta sopra”. Mi auguro però, e spero che lo sia, anche per “chi mi sta sotto”.

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