L’ammissione di colpa di don Verzè

Nota della redazione: come sempre, le riflessioni di don Armando sono scritte parecchi mesi rispetto alla data di pubblicazione. Non fa eccezione questo, precedente alla morte di don Verzè.

La mia rassegna stampa avviene di primo mattino, è estremamente rapida e riguarda solamente Il Gazzettino. Di solito scarto gli articoli sulla finanza perché faccio fatica a capire le dinamiche di questa materia che oggi ci preoccupa un po’ tutti. Passo oltre gli articoli scandalistici o di cronaca nera, perché ne sono schivo e mi soffermo invece sulle notizie che riguardano l’ambiente ecclesiastico in genere, ed in particolare quelle riguardanti la Chiesa veneziana.

Di quest’ultima, però, il quotidiano locale non riporta granché, perché forse la presenza della nostra Chiesa nella vita mestrina e veneziana è purtroppo molto marginale.

Questa mattina però ho avuto un sussulto, vedendo un titolo a quattro colonne su una esternazione di don Verzè, il sacerdote assai noto in Italia per il “San Raffaele”, ma in queste ultime settimane ancor più noto per l’enorme “buco” di questa istituzione, per il suicidio del suo braccio destro e le investigazioni della magistratura.

La mia ammirazione aveva subìto un duro colpo in occasione delle notizie circa la gestione disinvolta e circa le spese esagerate dell’amministrazione di questo prete, imprenditore per amore degli ammalati e della cultura. Pensavo in cuor mio, per “salvarlo”: “E’ più che novantenne, di certo ha perso il controllo della situazione!” Mentre poi i giornali chiacchieravano morbosamente, egli taceva. Silenzio assoluto!

Oggi don Verzè ha preso la parola e si è riscattato, almeno alla mia coscienza – e per me è quello che conta – affermando: «Mi assumo ogni responsabilità, ero a conoscenza di ogni scelta e di ogni operazione. M’era sembrato giusto tacere, come Cristo, di fronte ai miei accusatori che mi hanno colpito senza risparmio. Ora però dichiaro di sottomettermi al giudizio della magistratura, pronto a pagare ogni addebito. Però rivendico pure al mio impegno e alle mie scelte “il miracolo” del San Raffaele».

Don Verzè non è quindi vecchio, ma è un uomo, un cittadino, un cristiano ed un prete vero. Forse avrà fatto male i conti, avrà anche sbagliato, trascinato dal desiderio di salvare l’uomo dalla bestia del male, ma fortunatamente egli rimane un testimone della solidarietà, un uomo a tutto tondo.

Quanto diverso il comportamento di don Verzè da quello dei politici piagnucolosi quando sono colti con le mani nel sacco, dei faccendieri furbastri o dei cittadini prudenti ed equilibrati che diventano amministratori pubblici di rango o prelati di Santa Romana Chiesa.

Preferisco mille volte un cristiano che sbaglia per troppo amore a quello che si nasconde e rimane inerte di fronte al bisogno per troppa prudenza.

Non so che cosa don Verzè dirà ai giudici, ma so di certo quello che potrà dire di fronte al giudizio di Dio: «Me l’hai insegnato tu, che ti sei fatto condannare a morte per troppo amore nei riguardi dell’uomo.»

Don Verzè mi piace più di prima!

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