Bisogna prevenire anche il “default dello spirito”, non solo quello economico!

Mai ho sentito parlare di finanza come in questo ultimo tempo.
So di non avere una mente particolarmente acuta, e meno che meno d’avere una seppur elementare competenza in fatto di economia. Finora mi è bastata, e mi pare sia stata sufficiente, la consapevolezza che se si vuole avere la possibilità di vivere decentemente, bisogna lavorare sodo, non spendere più di quanto lo permettano le proprie risorse, bisogna abituarsi a vivere sobriamente e, se possibile, mettere da parte qualche cosa. Con queste nozioni elementari sono vissuto ottant’anni, non ho mai patito la fame, non ho mai avuto i conti in rosso e per di più sono riuscito a realizzare qualcosa, sempre a livello delle mie modeste risorse.

In Italia e nel mondo, purtroppo, non ci si è comportati così, specie negli ultimi tempi, e perciò ci troviamo inpelagati in un ginepraio di problemi da cui i responsabili del nostro Paese non sono ancora riusciti a tirarci fuori.

I politici, sempre preoccupati della popolarità e di non perdere la simpatia della gente, col pericolo di non essere rieletti, non potendo andare né più avanti né più indietro, si sono lavati le mani ed han chiesto a dei galantuomini tanto diversi da loro, esperti del mestiere e per nulla preoccupati della rielezione perché si erano guadagnati la vita lavorando e non chiacchierando a vuoto, di imporre a noi cittadini medicine amare ed interventi chirurgici dolorosi. Eravamo arrivati al capolinea e perciò non si poteva andare avanti ulteriormente.

Costretto a riflettere di economia finanziaria, per associazione di idee, mi son trovato quasi costretto a prendere in considerazione anche l’economia dello spirito. Non credo che da questo lato, che di certo è più importante della finanza, le cose vadano tanto meglio. In questo campo si vive alla giornata, si investe su “titoli spazzatura” emessi dagli imbonitori della materia, quali l’apparenza, i beni di consumo immediato, l’effimero, il successo comunque, il sesso disordinato, l’apparire, nella cercata e voluta illusione che le cose possano continuare sempre così.

Finora il buon Dio tenta di tamponare la falla immettendo nel “mercato” fior fiore di capitali sani, quali il tempo, l’intelligenza, il cuore. Pare però che il nostro mondo si illuda che si possa continuare all’infinito con questa vita fatua e allegra e continua a “bruciare” capitali su capitali.

Al Padreterno non serve un governo di tecnici che risanino la situazione fallimentare; infatti ci ha mandato a dire anche qualche settimana fa, in occasione della fine dell’anno liturgico, che presto ci sarà il rendiconto con quella richiesta che suonerà perentoria: “Ti ho dato cinque, tre, un talento; che cosa ne hai fatto?” .

E’ urgente e necessario che ci pensiamo prima che avvenga il tragico default! Perché questo si, sarebbe tragico e irrimediabile!

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