Il bell’esempio di alcuni esponenti dell'”alto clero”!

Io credo di non essere mai stato troppo tenero con i capi in genere, né con la gerarchia ecclesiastica e questo sia perché ho sempre nutrito il sacro terrore di ogni forma di servilismo, anche solamente verbale, sia perché mi pare di dover prendere seriamente il monito di Cristo “Non fatevi chiamare padre o maestro, perché uno solo è il vostro Padre e Maestro, quello del Cielo! Chi di voi vuol essere il primo sia l’ultimo e il servo di tutti”. Questa dottrina non l’ho inventata io, è parola di Cristo, anche se molti piccoli e grandi prelati pare che se ne siano dimenticati.

Detto questo però ho profonda venerazione e riverenza verso i capi della Chiesa che, una volta portato a termine il loro servizio, smettono le insegne, il linguaggio e lo stile dei preposti al popolo del Signore, riscoprono la vecchia tonaca nera, il “don” del popolo e continuano a servire umilmente, come semplici discepoli di Gesù, impegnati in parrocchia o in missione.

Sono andato a ripescare nella mia memoria e nel mio cuore alcuni prelati importanti che ho conosciuto direttamente o a mezzo della carta stampata, vivi o defunti, in occasione della lettura di un articolo di “Famiglia Cristiana” sul cardinal Tettamanzi, già arcivescovo di Milano. Il vecchio arcivescovo di Milano confida, in maniera candida e sorridente, al giornalista che lo intervista sul suo futuro: “Finalmente potrò fare il prete!”. Che bella affermazione, che gioia porta al cuore di un cristiano questa affermazione umile e santa! D’altronde il cardinal Martini, più vecchio ancora, una volta in pensione, ha ricominciato a studiare e a parlare così, con tanta semplicità, della fede e di Dio, tanto che forse nessuna delle sue omelie episcopali sono state così penetranti ed efficaci quanto le attuali confidenze spirituali che affida alla stampa.

E il nostro vecchio patriarca, cardinale Cè, che smesse la porpora, fa il maestro di spirito e accompagna alla ricerca di Dio tante anime assetate di spiritualità.

Una volta rimproveravo al mio patriarca di non avere mano ferma nel governo, solo ora ho capito la grandezza di questo uomo di Dio. Ora il mio vecchio vescovo è per me un punto di riferimento nella mia vita spirituale ed un pungolo per la mia coscienza di prete.

Fortunatamente anche “l’alto clero” offre ancora al popolo di Dio figure eminenti di pastori che, smesso il pastorale e la tiara, si mettono a far catechismo e a servire i poveri.

Sono proprio costretto a concludere che anche vescovi, arcivescovi e cardinali possono diventare santi.

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