I magazzini “San Martino”

La celebrazione del decennale dei magazzini “San Martino” ha avuto vasta eco sulla stampa e sulle emittenti televisive locali. Il direttore generale e il comitato direttivo dell’associazione “Vestire gli ignudi”, che gestisce l’ipermercato solidale a favore dei cittadini italiani e stranieri che versano in disagio economico, hanno voluto dare risalto a questa “impresa” che in controtendenza alla situazione generale del commercio, è invece quanto mai florida e vitale.

I poveri conoscono già molto bene i magazzini degli indumenti, infatti li affollano ogni giorno e “acquistano” vestiti per sé e per le loro famiglie che vivono in Romania, in Moldavia, Marocco, Algeria, Zambia o Madagascar, mentre pare che questa iniziativa benefica sia meno nota tra le parrocchie, le aziende che producono e vendono indumenti, tra le organizzazioni caritative e l’amministrazione comunale.

Si ha la sensazione che questa realtà, o per disinteresse ai bisogni della povera gente, o per inedia congenita, o forse per invidia, sia una soluzione bellamente ignorata, mentre in realtà è affermata ormai a livello nazionale.

E’ purtroppo vero che quando si parla di carità o di organizzazioni caritative, l’opinione pubblica pensa sempre ad una elemosina dalla quale il beneficiario è messo nella condizione di vergognarsi e che quasi mai risponde in maniera adeguata al suo bisogno. Questo non si può dire, fortunatamente, per la nostra organizzazione e “l’impresa solidale” che la gestisce.

Possiamo affermare, con legittimo orgoglio, che a Mestre nessun cittadino, proprio nessuno, può lagnarsi o soffrire per mancanza di indumenti, perché la nostra risposta è esaustiva per tutti. Nessuno è messo nella condizione di vergognarsi per ciò che riceve, perché lo “paga”, anzi ne può andare fiero perché il “prezzo” che esborsa diventa atto di carità per altri bisognosi.

Infine l’ipermercato solidale degli indumenti “San Martino” si regge, dal punto di vista economico, in maniera autonoma, anzi produce guadagno. Noi di “vestire gli ignudi”, per grazia di Dio, possiamo offrire un nuovo modello di solidarietà che non solamente in dieci anni è diventato una esperienza leader in campo nazionale, ma possiamo far scuola a tutte quelle organizzazioni traballanti, inconcludenti e che puzzano di beneficenza ad un chilometro di distanza.

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