Lottare? Sì ma per qualcosa di buono!

Qualche giorno fa mi sono recato a Padova per un’ulteriore instillazione antitumorale. Il cancro, nella mia lunga vita, mi ha dato filo da torcere; la battaglia contro questo male oscuro è stata spesso dura e cruenta, ma finora sono sempre risultato vincitore, pur portando nel mio corpo i segni di serie ferite. Questa guerra però non è ancora finita; essa sta attaccandomi ancora, ed io però, con l’ausilio di validi consulenti, sto difendendomi con tutti i mezzi possibili. Dopo uno scontro ne esco indebolito, dolorante e spossato, senza però alcuna intenzione di arrendermi.

La volontà di vivere è così radicata e profonda che talvolta mi pare perfino irrazionale ed assurda. Se fossi capace di cogliere tutta la bellezza della vita, dei rapporti umani e di esprimere sempre e con tutti il meglio di me, sarebbe giusto lottare per prolungare questo bel dono di Dio, mentre invece, con questo strenuo impegno per allungare i miei giorni, finisco per esprimere un vivere stinto, poco vivace, spesso stanco e senza passione.

Gesù ha detto: «Sono venuto perché abbiate la gioia ed essa sia piena. Da molto tempo mi pare di comprendere sempre più che la religiosità autentica, la preghiera più valida sono quelle di vivere una vita serena, gioiosa, ricca di incanto, d’amore e di impegno. Mi pare di aver capito, da un punto di vista razionale, che il vivere è un bel dono, mentre corro il rischio talvolta di trasformarla in un castigo faticoso ed amaro da sopportare.

Per ora non cesso di far propositi, ma anche di registrare sconfitte. Nel mio animo però si radica sempre più la convinzione che la religiosità autentica è quella del “magnificat” di Maria e non quello del “miserere” di David. Lottare per qualcosa di buono è giusto, mentre sarebbe assurdo impegnarci solamente per prolungare la tristezza di un vivere senza entusiasmo e gioia.

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