La mia vecchia comunità sta imboccando la strada giusta

Mosè, a causa del suo dubbio sulla parola del Signore, non poté arrivare nella Terra Promessa, quella terra nei cui fiumi – avevano detto i messaggeri di Israele – “scorrevano latte e miele”.

Mosè non vi mise piede, però dall’alto del monte scorse quella terra che per mezzo secolo il suo popolo aveva sognato e dove fra poco avrebbe trovato la sua patria.

Questa mattina (so che quando uscirà questo numero de “L’incontro” saranno passate diverse settimane) ho appena letto sul Gazzettino che a metà ottobre la diocesi designerà come presidente della fondazione che governa i Centri don Vecchi, il giovane parroco di Carpenedo, don Gianni Antoniazzi.

A me fa piacere intravedere una comunità cristiana che finalmente recuperi tutte le sue dimensioni e potenzialità e si presenti alla città e al nostro tempo con il volto, le scelte e lo stile di vita che il Maestro Gesù aveva ipotizzato e progettato: una fede robusta che fa sentire alla comunità d’essere un popolo che cammina sotto lo sguardo del Padre e nello stesso tempo un popolo che procede tenendosi per mano, non abbandonando nelle anse del vivere relitti che non riescono a tenere il passo dei più forti.

Ho sempre sognato ad occhi aperti e mi sono speso senza risparmio perché fede e solidarietà fossero le due coordinate che facessero il punto ove realmente e sicuramente la parrocchia può incontrare il Signore. Un’utopia del genere non si realizzerà mai compiutamente, ma è già molto se si sceglie lucidamente di camminare verso di essa.

Ho la sensazione che la mia vecchia comunità stia imboccando la strada giusta e stia iniziando un cammino concreto e coerente, abbandonando discorsi ferruginosi ed estranei alla vita e alla storia reale del nostro tempo.

Io so che non potrò fare un granché perché questa comunità cammini con passo forte e sicuro verso questa meta e perciò mi riservo il ruolo di Mosè che prega con le braccia alzate perché i più giovani del nostro popolo combattano con coraggio, confrontandosi col mondo senza complessi di inferiorità o di superiorità e camminando sicuri verso il domani, consapevoli di dare volto al progetto del Signore.

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