Mandare i preti “a bottega” per formare parroci concreti e coraggiosi

E’ una legge sicura del mercato quella di investire il proprio denaro su titoli solidi e promettenti. Questo discorso vale per l’economia, ma vale pure per le parrocchie e soprattutto i parroci. Ove ci sono dei parroci coscienti d’essere i portatori, nella nostra società, del messaggio più valido, che credono che l’Evangelo di Cristo è valido oggi come lo era dieci o venti secoli fa, ove ci sono parroci che hanno imparato  a spendersi senza risparmio, là normalmente vi crescono comunità cristiane attive, vivaci e numerose.

Oggi ho l’impressione che la preparazione dei preti sia piuttosto teorica, verbosa, poco ancorata alla realtà della vita, soprattutto priva di esperienze concrete in cui essi possano verificare sul campo la possibilità di “far fiorire il deserto”, cioè di avere comunità vive ed efficienti nonostante il vento contrario, quali il relativismo, il consumismo e la secolarizzazione.

Credo che sia assolutamente necessario che i preti “vadano a bottega”, ossia che si formino all’interno di parrocchie coraggiose e coi piedi per terra.

Papa Luciani, quando era Patriarca di Venezia, mi confidava di voler attuare un progetto in linea con queste idee: voleva creare tre o quattro comunità con dei parroci molto validi e far passare per queste comunità tutti i giovani preti, perché si rendessero conto che è possibile quello che i pavidi, gli imboscati e i burocrati dicono ormai impossibile. Oggi constato che i giovani parroci, migliori in assoluto, sono quelli che han fatto esperienza in parrocchie guidate da parroci coraggiosi e coerenti.

Nella mia lunga esperienza di parroco incontrai un cappellano che affermava che oggi i ragazzini sono talmente impegnati che non è più possibile si impegnino anche nelle attività parrocchiali. Volli dimostrargli quanto fosse sbagliato il suo modo di pensare. Mi misi d’impegno e in pochi mesi gli presentai un gruppo di 100 chierichetti.

Anche nella pastorale necessitano maestri d’ascia, capomastri che posseggano “il mestiere” e lo trasmettano ai “garzoni della bottega”.

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