Le nomine nella Chiesa ed il ruolo dei fedeli laici

Nei foglietti parrocchiali, che ricompaiono finalmente negli espositori delle chiese dopo le ferie estive, c’è poca “polpa”. Spesso contengono solamente orari, i santi della settimana, qualche pezzetto di “Gente Veneta” e nulla più. Fortunatamente ve ne sono alcuni che si discostano un po’.

Spesso ho citato “La Borromea” di San Lorenzo, “Servizio e comunità” del viale San Marco, “Il foglio” di San Lorenzo Giustiniani. Non ho invece mai fatto cenno, come merita, al foglio della parrocchia di San Paolo di via Stuparich, il direttore del quale è don Franco De Pieri.

Il foglio di don Franco, che di rado mi capita sottomano, a cominciare dal titolo “Già e non ancora”, dalla impostazione grafica e soprattutto per il contenuto, è un po’ particolare. Gli articoli sono spesso prolissi, e forse anche più aggrovigliati dei miei, che è tutto dire! Comunque don Franco è un prete intelligente ed appassionato del suo “mestiere”, perciò non parla mai a vanvera e il nucleo del discorso, che spesso naviga in un mare di parole e di concetti, è sempre valido.

Recentemente l’ex parroco di San Lorenzo Giustiniani ha riportato nel suo settimanale un articolo di “Già e non ancora” che, pure sfrondato e ridotto, rimane tanto lungo, a cominciare dal titolo un po’ enigmatico: “I segni sono segni – ed ognuno li può leggere come vuole”, al contenuto, tanto aggrovigliato, in cui mi è parso di cogliere due verità interessanti.

La prima: se a San Lorenzo Giustiniani è nato tutto un parapiglia perché non volevano che don Gianni fosse trasferito, è “segno” che don Gianni ha ben meritato e s’è fatto stimare dalla sua comunità; e questo non è poco e va a merito di questo giovane parroco.

La seconda, più corposa ed importante mi interessa quanto mai: oggi si fa un gran parlare della dignità e della corresponsabilità dei laici, del loro ruolo essenziale nella Chiesa, eppure dai fatti più recenti ciò non risulta. Il patriarca Scola va a Milano, chi verrà nessuno lo sa, don Barlese l’hanno trasferito in curia, don Antoniazzi a Carpenedo, don Favaretto a San Lorenzo Giustiniani. E la comunità ecclesiale che ruolo ha avuto?

Al massimo la sorpresa di questi misteriosi cambiamenti operati nel segreto più assoluto nelle stanze dei bottoni. E il popolo di Dio? E gli organismi ecclesiali? So quanto sia difficile coinvolgere, però non bisogna rimangiarsi in pratica ciò che si proclama dalle cattedre. L’onestà, la coerenza e la credibilità sono pretese anche in alto, nonostante tutti i carismi e le grazie di Stato, come si diceva un tempo.

La Chiesa, sulla strada della fiducia nello Spirito Santo e nel Popolo di Dio, si muove in maniera ancora goffa e incoerente. Credo che sia bene che i cristiani come i loro capi, lo sappiano e ne tengano conto.

Don Franco termina il suo lungo articolo con parole di ammirazione ai fedeli di San Lorenzo Giustiniani perché hanno offerto alla Chiesa veneziana “un segno” di comunione col loro parroco, un segno che a mio parere, a differenza di don Franco, credo non si possa leggere come ognuno vuole, ma nel suo significato reale: don Gianni si è fatto stimare ed amare dalla sua gente!

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