I meravigliosi e faticosi tempi andati del vecchio cinema Lux

Col digitale terrestre abbiamo una sovrabbondanza di canali e perciò di programmi televisivi. Io non dedico molto tempo alla televisione, anche perché avverto, nonostante sia un vecchio prete pensionato, ho ancora lo scrupolo di coscienza di perdere tempo. Il tempo mi pare troppo prezioso per buttarlo per cose futili e poi sono di gusti raffinati e perciò mi è davvero difficile trovare un qualcosa che mi piaccia e non mi sottragga a lungo da quelli che io credo siano ancora i miei impegni istituzionali.

Qualche domenica fa, nell’ora della siesta, mi sono imbattuto in un film di cui avevo sentito parlare tanto “cinema paradiso”, ma che non avevo mai visto. Ho seguito la trama per un quarto d’ora, poi ho spento perché dovevo andare a chiudere la chiesa. Però i pochi fotogrammi che ho visto mi hanno riportato alle mie tormentate esperienze nel vecchio cinema “Lux” di Carpenedo.

La difficoltà della programmazione era un problema rimasto irrisolto. Le suore di San Paolo, pur dicendosi chiamate dal Signore a questo tipo di apostolato, per darmi un cartone animato, ad esempio “Biancaneve e i sette nani”, oltre il prezzo salato, mi imponevano altri cinque o sei filò spazzatura, o comunque non adatti per i ragazzi per i quali avevo speso un sacco di denaro per mettere a disposizione della città una sala bella ed elegante, sorvegliata dalle suore e dal poliziotto in pensione “don Antonio”, perché alla domenica i ragazzi potessero godere di un divertimento sano.

In quel tempo erano ancora in vigore “le occasioni prossime di peccato” e perciò, durante la settimana, anche il vecchio operatore del Lux visionava la pellicola, tagliava “i baci”, per poi riattaccare con l’acetone i due mozziconi. La domenica poi, quando la scena faceva intuire la prossimità di una manifestazione amorosa, la sala, strapiena di ragazzini, che neppure a quei tempi erano del tutto innocenti, si metteva a gridare in coro: “bacio, bacio!”, ma i protagonisti sullo schermo passavano avanti senza potersi lasciare andare nelle loro manifestazioni d’amore a causa dei tagli. Oppure ricordo che il vecchio operatore in pensione da cent’anni, si appisolava in cabina, mentre i due carboni incandescenti s’allontanavano uno dall’altro e la scena andava vieppiù annebbiandosi. Altre grida: “luce, luce!”.

La domenica pomeriggio era veramente un’impresa! Senza tener conto che “don Antonio”, pur essendo stato un uomo a servizio dello Stato, dava un biglietto ogni due bambini, nonostante la paura degli ispettori della Siae, e tutto perché i conti tornassero! Quanta fatica, quante preoccupazioni per tenere in parrocchia quella folla di mocciosi e per tentare di crescerli con un po’ di timor di Dio!

Quale prete, allora, poteva concedersi le ferie, o fissarsi il tempo di servizio? Ora incontro uomini maturi ed anche vecchi che mi ricordano “i tempi meravigliosi” della loro fanciullezza in parrocchia. Loro non sanno, però, quanto mi sono costati!

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